Pier Paolo Pasolini (1922-1975) è stato un poeta, giornalista, regista, sceneggiatore, attore, paroliere e scrittore italiano. È considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo.

Cominciò a pensare attivamente alla società, al suo possibile miglioramento, sin da giovane. Nei primi anni della seconda guerra mondiale, ancora studente alla facoltà di lettere, sognava una evoluzione morale e sociale dell’Europa spinta da un input educativo dei letterati, soprattutto italiani della sua generazione.

Era consapevole della necessità di un percorso di autoconoscenza da parte del singolo al fine di elevare sé stesso e l’intera società. Non un solo letterato, si intende, ma un certo numero di individui sensibili, coscienti e responsabili, e soprattutto entusiasti (foto by InfoPhoto).

Tra il ’46 e il ’47, ormai finita la guerra, si batté per l’autonomia del Friuli, soprattutto a motivo della lingua, aspirando a una promozione del friulano da vernacolo a lingua.Voleva che il Friuli diventasse una regione autonoma con lo scopo di raggiungere una maggiore consapevolezza dei suoi valori e delle sue tradizioni.

Pier Paolo Pasolini, sempre a contatto con le realtà più povere ed emarginate dell’Italia del dopo-guerra, era, grazie alla sua personalità liberissima, al di sopra di ogni ideologia, quindi anche di quella comunista (ma che forse era quella che preferiva tra tutte).

Si accorge presto della mutazione e della crescita sempre più esponenziale del capitalismo italiano, che diviene sempre più duro da combattere, perché tende ad attrarre a sé strati di proletari progrediti e della borghesia progressista. Eppure il divario tra ricchi e poveri del mondo aumenta; Vi è infatti un nord d’Italia ricco e industrializzato, mentre il sud è ancora agrario e depresso economicamente.

Il neocapitalismo si serve, secondo Pasolini, della televisione per intontire le menti dei più poveri e meno emancipati, allettandoli con programmi stupidi. I nuovi mass media annichiliscono l’individualità dell’ascoltatore che si ritrova subordinato rispetto all’oratore. Di qui l’importanza della lingua e della comunicazione, che per il poeta sono vita. L’autore ha scritto diversi saggi di critica letteraria, raccolti per esempio in “Passione e ideologia”.

Pasolini ha curato raccolte e scritto saggi sulla poesia popolare e dialettale del Novecento, sempre difendendo le diversità regionali contro l’omologazione e la diffusione dell’italiano koinè attraverso i mass media. Questo svilimento della lingua, questa volontà di uniformare i costumi, la parola, nella democrazia si tramutava in società dei consumi che distruggeva le tradizioni locali, sradicava l’uomo dalla sua terra.

Eugenio Montale (1896-1981) è stato un poeta, giornalista e critico musicale italiano, premio Nobel per la letteratura nel 1975.

Il pessimismo di Montale è di natura prima di tutto esistenziale e riguarda il “non senso” stesso della vita e la misteriosa ragione della natura.

La civiltà tecnologica da parte sua non aiuta l’uomo, infatti non ha prodotto altro che guerre e devastanti dittature che spesso hanno avuto consensi di massa, e per le quali nessuno è assolto. La società moderna ha prodotto anche la massificazione, il consumismo, una industria culturale dello svago e del divertimento che ha travolto la grande tradizione umanistica della società occidentale.

Montale nutre forte dissenso per la cultura di massa e sulla mercificazione dell’arte, che producono, a parer suo, alienazione e mancanza di valori. A causa dei mass-media si andrà sempre più verso una progressiva  perdita di libertà e una crescita della passività dell’uomo, incapace poi di autentici rapporti umani.

L’unico modo per reagire secondo Montale è recuperare i valori della grande cultura passata, della tradizione, sperando che gli uomini non si lascino schiacciare dall’insegnificanza collettiva.

Montale vede perciò minacciato il destino stesso dell’uomo perchè oggi “l’arte è produzione di oggetti di consumo, da usarsi e buttarsi via in attesa di un nuovo mondo nel quale l’uomo sia riuscito a liberarsi di tutto, anche della propria coscienza”.

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