Le indagini caso della tragedia del bus Eramus schiantatosi lo scorso 20 marzo nei pressi di Freginals, in Spagna, verranno riaperte dopo una prima archiviazione.

Lo ha stabilito oggi il tribunale della Catalogna, che ha ribaltato la decisione preso dalla magistratura nell’ambito dell’inchiesta sulla morte delle 13 studentesse morte nel corso del viaggio da Valencia a Barcellona, dove studiavano. 7 tra queste erano italiane.

È stato dunque accolto il ricorso dei familiari contro l’archiviazione dello scorso novembre, ed è già stato indicato un nuove giudice istruttore che si occuperò di riavviare le indagini. A luglio era stato concesso un risarcimento dall’assicurazione ritenuto dalle parti in causa una beffa.

Finalmente verrà interrogato in via ufficiale l’autista del pullman, rimasto gravemente ferito nell’incidente e mai ascoltato dal magistrato: in quel frangente infatti il giudice aveva escluso che fosse possibile attribuire responsabilità penale al conducente, e aveva richiesto l’avvio di un procedimento civile.

Come si ricorderà, le studentesse avrebbero dovuto essere portate da Barcellona a Valencia, con ritorno incluso, nell’arco di 24 ore, per assistere alla festa dei fuochi della Fallas.

Proprio sulle responsabilità dell’organizzazione si concentra il padre di Francesca Bonello, una delle ragazze morte nell’incidente: “Ora spero che l’inchiesta chiarisca tutto. Non è stata una tragedia casuale, ma nata da un viaggio organizzato in modo demenziale, perché imponeva una tabella di marcia massacrante: in 24 ore lo stesso conducente doveva guidare per 350 km all’andata e 350 km al ritorno”.

L’autista aveva ammesso di essersi addormentato alla guida: un’eventualità che in diverse sentenze spagnole viene considerata punibile per legge, come ha ricordato il nuovo giudice.