Un annuncio apparso in Nuova Zelanda ha generato fitte polemiche, tanto da trasformarsi in una protesta a livello internazionale. È questa la singolare iniziativa di una giovane artista locale, la quale ha deciso di mettere in vendita una borsetta ricavata da un gatto imbalsamato. Sui social network, tuttavia, in molti hanno richiesto che l’annuncio venga presto rimosso.

Claire Hobbs, un’artista di Christchurch, qualche giorno fa ha pubblicato un annuncio sulla piattaforma locale Trade Me. Una borsetta di design, dal prezzo di 1.400 dollari australiani, realizzata dal corpo imbalsamato di un gatto. «Una borsa davvero di stile – spiega la descrizione del prodotto – per la ragazza che vuole un accessorio per attirare attenzione ovunque vada». A poche ore dall’apparizione dell’annuncio, tuttavia, la protesta è letteralmente esplosa sui social network, dove in molti hanno richiesto l’offerta venga del tutto rilevata. E fra i manifestanti virtuali non solo consumatori e amanti degli animali, ma anche esperti in imbalsamazione, i quali specificano come lo scopo di questa pratica sia tutt’altro che creare oggetti di design, bensì per tramandare ai posteri le fattezze di animali che potrebbero, in futuro, scomparire. Intervistata da Stuff, tuttavia, l’artista ha spiegato come nessun gatto sia stato appositamente soppresso per la creazione di questa borsa – l’esemplare scelto pare sia deceduto per cause naturali – e ha sottolineato come le polemiche siano state alimentate dall’ipocrisia. Che differenza intercorrerebbe, sostiene, tra una giacca di pelle e una borsa felina?