La Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano al risarcimento dei pazienti vittime di trasfusioni di sangue infetto. La cifra fissata per l’indennizzo ammonta a oltre 20 milioni di euro a favore di 889 pazienti che hanno contratto l’epatite B, l’epatite C, l’AIDS e altre malattie infettive a causa di trasfusioni di sangue infetto effettuate negli ospedali del Sistema Sanitario Nazionale e nei centri trasfusionali italiani.

I pazienti che hanno ottenuto il risarcimento sono cittadini italiani nati tra il 1921 e il 1993. I malati e i loro familiari avevano già citato più volte in giudizio il Ministero della Salute per i danni subiti senza ottenere risarcimenti adeguati e subendo i danni materiali e morali di un procedimento troppo lento.

La sentenza della Corte europea dei diritti umani è storica perché apre a ulteriori richieste di risarcimento ben più esose per le casse dello Stato. In Italia infatti secondo le stime sono oltre 60 mila i pazienti che hanno contratto malattie infettive a causa di trasfusioni di sangue infetto. Per questi pazienti la Corte di Strasburgo nel 2013 aveva già disposto il versamento di un’indennità integrativa speciale a seguito degli oltre 120 mila ricorsi pervenuti. Lo Stato italiano era stato obbligato ad applicare correttamente la legge 210/1992 e ad aumentare da 540 a 640 euro al mese l’indennizzo minimo erogato alle vittime. I pazienti hanno inoltre ottenuto anche gli arretrati dovuti per l’adeguamento ISTAT. Grazie all’aumento dell’indennizzo i malati hanno potuto sostenere le spese per i farmaci e accedere alle prestazioni sanitarie di anno in anno sempre più onerose.

Trasfusioni di sangue infetto causano 20 morti all’anno in Italia

Come riconosciuto dalla Corte di Strasburgo le trasfusioni di sangue o emoderivati infetti  nel corso di interventi chirurgici e terapie violano le norme di sicurezza previste dal Sistema Sanitario Nazionale. Errori che possono rivelarsi fatali e compromettere irreparabilmente la qualità della vita di centinaia di cittadini. Secondo le stime ogni anno in Italia almeno 20 persone muoiono di Aids o Epatite C a causa di trasfusioni di sangue infetto o infusioni di plasma infetto. Nella maggior parte dei casi si tratta di pazienti emofiliaci che necessitavano di trasfusioni per sopravvivere e sono rimasti vittime delle imperdonabili lacune degli organi di controllo.