Dalle intercettazioni degli scafisti emerge un ritratto inquietante dei due boss a capo della tratta dei migranti dal Nord Africa alle coste italiane e dei loro complici in Italia e in Libia. Ermias Ghermay e Asghedom Ghermay non mostrano alcun segno di pentimento, sono abili calcolatori, freddi e lucidi.

Gli scafisti al telefono ridono, commentando con distacco il sovraffollamento delle navi che trasportano i profughi e ammettendo che sui barconi c’è il doppio del carico.

Asghedom Ghermay, uno dei capi dell’organizzazione, arrestato all’aeroporto di Fiumicino mentre tentava la fuga in Germania, nelle telefonate con Ermias Ghermay, il suo contatto libico, parla del business che ha messo su in Italia e di quanto gli faccia guadagnare:

C’è molto movimento e le cose stanno andando bene, sono già arrivate due barche e 1.000 migranti quattro giorni fa, mentre oggi ne è arrivata una di 1.000 persone ma ancora non so di chi è. Io vado a prendere i profughi con le macchine a Agrigento o Catania, e organizzo i viaggi per Roma, si fanno pagare 150 euro, di questi io ne guadagno 50 a persona.

I migranti ricevono istruzioni ben precise dagli scafisti: per raggiungere la loro meta, i Paesi del Nord Europa, devono evitare di farsi scattare delle foto segnaletiche al momento dell’approdo in Italia. I migranti vengono poi dirottati verso l’Europa Settentrionale a bordo di autobus, sborsando altro denaro per la seconda parte del viaggio.

In attesa di raggiungere la Svizzera, la Germania, la Norvegia, la Svezia e l’Olanda da Roma o Milano, i migranti vengono ospitati all’insaputa delle autorità nei centri di accoglienza. L’organizzazione criminale si occupa infatti di farli entrare di nascosto nei centri di accoglienza e di farli uscire quando la seconda parte del viaggio è stata organizzata o meglio quando sul loro conto è arrivata la seconda tranche di pagamenti dai profughi.

L’uomo ha ospitato decine di migranti anche nella sua casa di Catania, fino a 117 per volte, costringendoli a dormire in piedi. Un altro dei trafficanti, Medhane Yehdego, intercettato dagli inquirenti, rivela la destinazione dei soldi ricavati con la tratta dei migranti:

Ho guadagnato 170.000, penso di investirli in Canada. Conviene investirli in America perché lì nessuno chiede la provenienza. Non ho problemi, l’unico è che ho troppi migranti, spero solo che possano arrivare a destinazione sani e salvi.

Ma come sappiamo, le cose purtroppo non sempre vanno così. In diverse telefonate, non a caso, il trafficante fa riferimento a vari barconi partiti e mai giunti a destinazione:

Qualche giorno fa hanno organizzato un viaggio di altre persone, ma non sanno che fine hanno fatto, probabilmente sono morti.