La Corte d’assise che sta celebrando il processo per la trattativa Stato-mafia sentirà la testimonianza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La decisione è stata presa dal collegio presieduto da Alfredo Montalto, che già all’inizio del processo aveva ammesso la testimonianza del Capo dello Stato chiesta dalla procura, la Corte ha stabilito con un’ordinanza che l’udienza in trasferta al Quirinale sarà a porte chiuse: non potranno partecipare né gli imputati, né il pubblico. Non ci sarà quindi nessun videocollegamento. Davanti a Napolitano, ci saranno solo i giudici della corte d’assise di Palermo, i pubblici ministeri e gli avvocati.

Il Capo dello Stato tramite una nota ha fatto sapere: “Prendo atto dell’odierna ordinanza della corte d’assise di Palermo. Non ho alcuna difficoltà a rendere al più presto testimonianza – secondo modalità da definire – sulle circostanze oggetto del capitolo di prova ammesso”.

Il nome di Napolitano era stato tirato fuori dopo i timori espressigli dal suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, poi morto, su episodi accaduti tra il 1989 e il 1993 riconducibili, secondo i magistrati, proprio alla trattativa Stato-mafia.

Il Capo dello Stato nello scorso novembre aveva inviato una lettera al Presidente della Corte nella quale diceva di non aver avuto “ragguagli” o “specificazioni” da D’Ambrosio riguardo ai quei timori e, pertanto, di non avere “da riferire alcuna conoscenza utile al processo”.