Si chiamava Tania Valguarnera la donna di 29 anni travolta e uccisa a Palermo da un pirata della strada. Il tragico incidente automobilistico è avvenuto ieri in via Libertà, una delle arterie principali della città, all’incrocio tra via Filippo Cordova e via Simone Cuccia.

La ragazza si stava recando nel call center in cui lavorava quando è stata colpita da una vettura che correva all’impazzata lungo la corsia preferenziale: testimoni proprio i colleghi di Tania, che dalla finestra dell’edificio in cui si trova il call center hanno assistito alla scena e hanno subito chiamato la polizia.

Purtroppo per la vittima non c’è stato niente da fare, ma l’uomo che si trovava alla guida del furgoncino, una Fiat Oblò, è stato arrestato poco dopo la segnalazione, ulteriormente rafforzata dalle riprese della videocamera di un bar lungo la strada.

Pietro Sclafani, di 50 anni, subito dopo l’impatto era immediatamente ripartito senza fermarsi, e quando la polizia lo ha fermato in via Autonomia siciliana ha negato ogni coinvolgimento, cercando di resistere all’arresto. Per l’uomo non si tratta del primo incidente automobilistico, ma anzi questo rappresenterebbe il triste epilogo di una lunga scia di infrazioni del codice della strada. Sclafani infatti è risultato positivo al test della droga, avendo assunto in precedenza ecstasy e anfetamina.

Tuttavia già in precedenza gli era stata ritirata la patente in seguito a numerose multe per eccesso di velocità, e, ironia amarissima della sorte, proprio domenica Sclafani avrebbe dovuto recarsi dai carabinieri per consegnare a tempo indeterminato il documento di guida per aver esaurito i punti.

Oggi si svolgerà il processo per direttissima, durante il quale verranno formulate le accuse cui andrà incontro: resistenza a pubblico ufficiale, omissione di soccorso e omicidio colposo. Con l’approvazione all’emendamento al decreto di legge sugli omicidi stradali la sua posizione potrebbe davvero farsi pesante: il procuratore Franceso Lo Voi ha chiesto una pena esemplare e in effetti la nuova normativa prevederebbe la detenzione fino ai 30 anni per tutti coloro che provochino la morte in stato di alterazione psicofisica avendo superato i limiti di velocità.