La notizia è legata ad una sentenza che risale al 30 maggio – ma è stata resa pubblica solo qualche giorno dopo. L’Associazione 21 luglio e l’Asgi – due associazioni che si occupano di immigrazione e diritti delle comunità rom, sinti e caminanti – hanno ottenuto dal tribunale di Roma la condanna del Campidoglio per “il carattere discriminatorio” dell’assegnazione degli alloggi nel villaggio attrezzato de La Barbuta – si trova nell’ex municipio X della capitale.

Questo campo rom è stato realizzato qualche anno fa dalla giunta Alemanno per ospitare circa 600 persone sgomberate da altri campi rom. Ovviamente le associazioni ricorrenti sono soddisfatte della pronuncia della Corte: “Per la prima volta in Europa un giudice riconosce il carattere discriminatorio di una soluzione abitativa riservata ai soli rom“. Per loro rappresenterebbe “la fine della stagione dei campi nomadi“.

Secondo l’avvocato Salvatore Fachile di Avsi “la sentenza impone da subito al comune di Roma di far cessare gli effetti discriminatori e quindi di spostare le persone che vivono in quel campo. Il rischio, in mancanza di un percorso di collaborazione del Comune, è una pioggia di cause per ciascun campo e per le circa 10mila persone che ci vivono”.

Altrettanto ottimismo mostra Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, che parla di una sentenza “fondamentale, perché aiuta a liberarci da un equivoco odioso. Intorno ai campi nomadi esistono due schieramenti: i contrari, che sono coloro che vogliono eliminarli, guidati da alcuni ‘teppisti’ della politica, e dall’altra parte quelli che ne vorrebbero di più. Si tratta di speculazione sulla verità“. Il fulcro della storia è tutto qui, Manconi dice “Noi crediamo in soluzioni abitative diverse e il tribunale ci dà ragione“. Il problema è come arrivarci. E chi pagherà. Il rischio è quello di creare una nuova ondata d’odio verso i rom. Con le sentenze di tribunale non si risolvono i problemi.