La Corte Costituzionale ha dichiarato l’ammissibilità di uno dei sei quesiti referendari proposti sulle trivelle petrolifere presenti sul territorio nazionale italiano. Il quesito riguarda la durata delle autorizzazioni a compiere esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti che sono già state rilasciate. Dopo il lasciapassare della Corte di Cassazione è arrivato dunque anche quello della Consulta.

Il quesito referendario sulle trivelle petrolifere che è stato ammesso dalla Corte Costituzionale è stato proposto da nove Consigli regionali, ossia da Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Liguria  e Molise. Inizialmente le Regioni che avevano deciso di appoggiare il referendum erano state dieci: l’Abruzzo ha invece successivamente scelto di adottare un’altra strategia e ha abbandonato il sostegno. In precedenza anche gli altri quesiti referendari sulle trivelle erano stati dichiarati ammissibili dalla Corte di Cassazione ma il governo di Matteo Renzi ha introdotto alcune normative con la Legge di Stabilità, rinnovando il divieto di trivellare entro le dodici miglia marine.

Secondo quando stabilito dalla Corte Costituzionale: “Il quesito ammesso è l’unico del quale l’ufficio centrale per il referendum ha affermato la legittimità sulla base della normativa sopravvenuta (la legge di stabilità 2016). Nella nuova formulazione il referendum viene pertanto ad incentrarsi sulla previsione che le concessioni petrolifere già rilasciate durino fino all’esaurimento dei giacimenti, in tal modo prorogando di fatto, come rilevato dall’ufficio centrale per il referendum, i termini già previsti dalle concessioni stesse. La sentenza sarà depositata entro il 10 febbraio, come previsto dalla legge“.

Sull’ammissione del quesito referendario ha espresso grande soddisfazione Michele Emiliano, che ha sottolineato come, per la prima volta, le Regioni abbiano fatto fronte comune per appoggiare un’iniziativa così importante.