Gli ingredienti per una spy story classica ci sono tutti: banda eterogenea di truffatori, bottino da decine di milioni di euro, mandato di cattura internazionale, tentativo di fuga romanzesca verso destinazione esotica, e naturalmente una talpa che fa saltare il banco. Decisamente meno classica è l’identità dei protagonisti di questa gigantesca (e ancora presunta) truffa: un alto prelato nei panni del capobanda, una suora in quelli della talpa.

L’alto prelato in questione è monsignor Patrizio Benvenuti, ex cappellano militare della Diocesi di Chiavari e in precedenza impegnato nel tribunale ecclesiastico della Santa Sede. La Guardia di finanza di Bolzano lo ha arrestato, con mandato di cattura europeo, mentre era in procinto di imbarcarsi su un aereo che lo avrebbe portato alle Canarie, dove risiede regolarmente. Il 64enne è accusato di essere a capo di un’organizzazione che avrebbe truffato oltre 300 persone, perlopiù anziani residenti all’estero, convinte con l’inganno a versare laute somme di denaro alla sua fondazione umanitaria Kepha: ovviamente, almeno secondo gli inquirenti dell’operazione “Opus”, i soldi donati non sarebbero finiti in beneficenza, ma riciclati in un vasto e complesso meccanismo che coinvolgeva persone e società disseminate in Europa e Stati Uniti. Si parla di una truffa da 30 milioni di euro complessivi.

La Gdf ha anche disposto il sequestro preventivo di numerosi immobili, tra i quali Villa Vittoria, una dimora storica del Quattrocento a Piombino (8 milioni di euro di valore), sede della fondazione Kepha, e addirittura un grande sito archeologico a Selinunte (850mila euro), oltre a un’altra grande villa in Corsica e diversi immobili e terreni a Poggio Catino e Poppi.

Nel mandato di cattura internazionale è compreso anche il nome dell’affarista francese Christian Ventisette, collaboratore di monsignor Benvenuti e tuttora ricercato: i due, secondo gli inquirenti, sarebbero i “promotori e organizzatori di un’associazione a delinquere, attiva sul territorio nazionale ed estero, finalizzata alla commissione di svariati e ripetuti reati di truffa, riciclaggio e tributari, coinvolgendo persone e società collocate in Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Stati Uniti e Italia“. Sarebbero altre nove le persone coinvolte a vario titolo nell’impresa criminosa segnalate all’autorità giudiziaria.

E la talpa? Si tratta di una suora, ex collaboratrice di monsignor Benvenuti, che si è vista recapitare presso la propria abitazione in Alto Adige una serie di documenti riferiti a un trust e una società di capitali, entrambi chiamati “Opus” (come l’operazione), che certificavano movimenti di centinaia di migliaia di euro dei quali la religiosa non sapeva nulla. Rivolgendosi alla Guardia di finanza, la suora ha poi ricordato di quando, spinta dalla fiducia cieca nei confronti di monsignor Benvenuti, aveva firmato alcuni contratti costitutivi, diventando tra le altre cose rappresentante legale della Opus nella sede in Alto Adige, restando di conseguenza coinvolta direttamente nel procedimento fallimentare di Kepha Invest, una delle società satelliti in Belgio.