Gli Stati Uniti sono in fermento dopo uno dei primi provvedimenti presi dal nuovo presidente Donald Trump, il quale ha interdetto l’ingresso nel Paese a tutte le persone provenienti da uno dei 7 Paesi musulmani definiti a rischio (Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen).

Il “ban” affianca la chiusura temporanea ai rifugiati annunciata negli scorsi giorni: misure che secondo l’inquilino della Casa Bianca serviranno a rendere più sicuri i confini degli Stati Uniti e a prevenire attentati terroristici sul territorio.

Nel frattempo il Paese è attraversato da un’ondata di proteste che ha coinvolto inizialmente gli aeroporti in cui è stato reso esecutivo il provvedimento firmato da Trump: i manifestanti si sono affollati davanti agli scali di New York, New Jersey, Denver, Chicago, Los Angeles, Boston e San Francisco.

La protesta si è poi riversata nelle strade, e in tantissimi hanno manifestato la propria rabbia davanti ai cancelli della Casa Bianca, così come davanti alla Statua della Libertà di New York, simbolo dell’ondata migratoria che ha fatto la fortuna degli Stati Uniti.

Trump, divieto di ingresso ai musulmani: le parole del Presidente Usa

Trump ha difeso la sua decisione in una dichiarazione ufficiale, nella quale ha negato che il suo ordine riguardi i cittadini musulmani, configurandosi così come legge razziale: “L’America è una nazione orgogliosa dei suoi immigrati e continuerà a mostrare compassione a coloro che sono oppressi, ma faremo ciò mentre difenderemo i nostri cittadini e i nostri confini. La terremo libera e sicura, come i media sanno, ma rifiutano di dire”.

Il presidente ha poi riferito che la sua politica è simile a quella adottata da Barack Obama nel 2011, quando interruppe i permessi di ingresso per i rifugiati iracheni per sei mesi. Riguardo all’identificazione dei 7 Paesi islamici, Trump ha affermato trattarsi di un’eredità dell’amministrazione precedente: “Ci sono oltre 40 Paesi in tutto il mondo a maggioranza musulmana che non sono stati toccati dall’ordine”.

E con un parziale dietrofront Trump ha anche detto che gli Stati Uniti riprenderanno a distribuire permessi d’ingresso a tutte le nazioni una volta che “saremo sicuri di aver rivisto e implementato le misure di sicurezza adeguate nel corso dei prossimi 90 giorni”, promettendo anche le richieste verranno esaminate caso per caso.