I Buskers sono i musicisti di strada, quelli che ‘scendono’ letteralmente nel mondo per suonare la propria musica. Senza barriere e senza protezione.

Lo stile Trussardi si vuole ispirare a loro, vuole essere come loro. Fuori e dentro. Nell’abito e nello spirito.

L’abito riprende l’eccentricità rock-brit degli anni Settanta: Da John Lennon, Jimmy Page, Paul Weller a Pete Townshend. Il sartoriale che diventa rivoluzione. Le foto sul palco, in bianco e nero, che si trasformano in mix black&white di tartan e fantasie del classico maschile.

Il velluto a coste a effetto tweed o Principe di Galles. I disegni cravatteria ripresi anche su panciotti e camicie. Tutto insieme, mischiato, accostato, come in un motivo dissonante e melodioso.

Marrone caldo, grigio elefante, tantissimo blu, ocra, coccio. Più una borsa a secchiello, unisex come lo erano questi artisti.

Lo spirito riflette una moda che diventa un mezzo, non più un modo d’essere. Si tratta di un vero e proprio linguaggio, una sorta di spartito che serve per scrivere la propria musica e diffondere un messaggio.

Secondo Gaia Trussardi, lo stile non può essere chiuso, lontano, escludente. Come i Buskers, deve scendere dal piedistallo e aprirsi alla contemporaneità.

Per questo, nel tempio della cultura milanese, la Pinacoteca di Brera, una piccola compagine di giovani gruppi musicali, scelti con una serie di audizioni dalla designer stessa, suonerà in loop lo stesso motivo in sale diverse e con stili diversi.

Le track scelte arrivano dal grande repertorio rock e hanno tutte un tema spirituale così come lo sfondo religioso dei quadri a cui sono accostate. Sarà una sorta di paganesimo in musica, una riflessione su ciò che unisce, non su ciò che divide. E un richiamo alla volontà, alla necessità di rompere gli schemi dell’atelier, aprirsi al nuovo, affrontarlo,sceglierlo. Mischiando l’alta cultura e quella pop, abito e lo spirito.