Prima piccola svolta nel braccio di ferro che vede impegnati da una parte la Grecia ed il governo di Alexis Tsipras e dall’altra l’Unione Europea. L’esecutivo Tsipras sarebbe ora intenzionato a chiedere un’estensione di sei mesi dell’accordo sul prestito che sarebbe in scadenza alla fine di questo mese.

Un passetto in avanti, visto che bisognerà trovare un accordo, perché i soldi arriveranno solo in cambio di riforme che le due parti dovranno condividere. In cambio dei prestiti la Grecia dovrà poi impegnarsi ad ottenere un obiettivo di avanzo primario vincolante e astenersi dall’effettuare mosse unilaterali.

Secondo il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, “tutto è nelle mani di Atene“, non esiste “un piano B” di Bruxelles e non ci sono alternative. Cosa dire? Da fuori l’impressione è che l’Eurogruppo spinga per un’estensione del programma di aiuti nella sua interezza, imponendo quindi strette condizionalità che consentano all’Ue di verificare gli impegni prima di versare nuovi aiuti – prospettiva che la Grecia ha già rigettato due volte, dicendosi pronta a non firmare “nemmeno con una pistola puntata alla tempia” – perché Varoufakis non è riuscito a convincere l’Eurogruppo, e la Grecia non ha spiegato chiaramente cosa voglia fare – o ha tirato troppo la corda.

Il problema, come abbiamo già raccontato in un’altra occasione, e che la credibilità del mondo politico greco è ai minimi termini, visto che per anni i governi hanno truccato i conti della loro economia, e quindi l’accordo, a differenza di quanto chiede Tsipras, non può essere solo politico.

In mezzo c’è anche la querelle per una vignetta pubblicata l’8 febbraio dal giornale di partito di Syriza, Avgi, che raffigura Wolfgang Schaeuble in divisa da nazista mentre dice: “Insistiamo per fare del sapone dal vostro grasso e discutiamo sull’opportunità di usare le vostre ceneri come fertilizzante“. Il portavoce del ministro – Martin Jaeger – ha definito la vignetta molto offensiva. E pure Tsipras ha dovuto prendere le distanze dal foglio del suo partito, liquidando il tutto come “Infelice”.

Da rilevare che i mercati – vista la calma piatta che si registra -, sembrano credere – nonostante le schermaglie – ad un accordo tra la Grecia e l’Unione Europea.