Alla fine la lettera del governo Tsipras all’Unione Europea con la lista delle riforme che Atene dovrebbe attuare per ottenere il prolungamento del programma di aiuti è arrivata. E come spiega un portavoce della Commissione europea, il tutto è avvenuto “in tempo” – ovvero prima della mezzanotte di lunedì.

La lista è stata inviata dal ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, al presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem ed è stata preceduta da “un costruttivo dialogo” tra il governo di Atene le tre istituzioni – termine utilizzato per indorare la pillola ai greci, che indica la famigerata Troika Bce, Fmi, Ue – “per tutto il weekend“.

Secondo l’Unione Europea, questa lista “è sufficientemente completa per essere un valido punto di partenza per una positiva conclusione della revisione del programma, come chiesto dall’Eurogruppo“. Le istituzioni europee sono incoraggiate “dal forte impegno a combattere evasione fiscale e corruzione” – anche se bisogna aggiungere che “ulteriori specifiche sono attese prima della fine di aprile“, e che la “positiva conclusione della revisione del programma” sarà determinata dall’”applicazione di tutti gli impegni di riforma“.

Con la sua lettera di intenti, il governo greco si è preso una serie di impegni: dalla riforma del proprio sistema fiscale – con la lotta all’evasione – e a rivedere il sistema pensionistico – attraverso un consolidamento dei fondi pensione e cancellando gli incentivi per i prepensionamenti.

Un altro aspetto sul quale Tsipras si dovrebbe impegnare è il controllo della spesa attraverso una riforma dei salari del pubblico impiego che blocchi gli aumenti – ma non intervenga sul salario minimo. Si “include l’ambizione di aumentare il salario minimo“, un passaggio che potrà avvenire “in consultazione con le istituzioni europee“.

La lettera stabilisce che “tutte le aree della società, specialmente le benestanti, contribuiscano equamente” alla spesa – ovvero ci saranno misure come una patrimoniale (probabilmente sugli immobili) che dovrebbe colpire in particolare i ricchi.

La misura che sicuramente ha provocato più tira e molla tra Bruxelles ed Atene è con ogni probabilità quello sulle privatizzazioni. E Tsipras in tema credo abbia dovuto accettare dei diktat europei, visto che Atene si è impegnata a rispettare “le privatizzazioni per le quali è stata già avviata un’asta e riesaminerà quelle per le quali non è stata invece avviata“. Il governo Tsipras, infine si è dichiarato pronto “a non revocare le privatizzazioni già completate“.