A Batman, nella parte sud-est della Turchia, un gruppo di uomini ancora non identificati ieri pomeriggio ha preso d’assalto un ufficio elettorale del partito del Presidente Recep Tayyip Erdogan. Molti i colpi d’arma da fuoco esplosi contro la sede dell’Akp nella città dell’Anatolia, che era aperto per le elezioni parlamentari previste per il 7 giugno.

L’attacco ha fatto una vittima: Abit Nasiroglu, figlio dell’ex deputato Nezir Nesiroglu, che ferito gravemente è stato trasportato d’urgenza in ospedale, purtroppo troppo tardi. Le autorità affermano che anche altre persone sono rimaste ferite durante l’attacco e stanno ricevendo le cure del caso. Il quotidiano Today’s Zaman si ritiene che le motivazioni dietro l’attacco possano essere di natura finanziaria (un debito non restituito).

Non si tratta però dell’unico scontro a fuoco nelle prossimità di edifici politici, per la Turchia. Lo scorso sabato, ad Ankara, un gruppo di persone ha sparato contro gli uffici del Partito Democratico del Popolo, l’HDP, vicino alle posizione curde. Allo stesso modo sono stati oggetti di attacchi anche gli uffici di Ankara dell’MHP, il Partito del Movimento Nazionalista: nessuna vittima o ferito sono stati registrati in entrambi in casi.

L’atmosfera in Turchia è piuttosto tesa, anche a causa di proiezioni elettorali che vedono Erdogan in forte calo di consenso pubblico (intorno al 40%, un 10% in meno rispetto al 50% delle elezioni del 2011), e contestualmente è stata registrata la crescita dei partiti d’opposizione.

Ultimamente si sono raffreddati anche i rapporti della Turchia con l’Unione Europea a causa della discussione intorno al tema del genocidio armeno: negato con forza dalle autorità turche, è tornato alla ribalta con il riconoscimento ufficiale di Papa Francesco, in seguito al quale il Pontefice è stato criticato aspramente da vari ministri del Paese a maggioranza islamica.

Resta forte anche il braccio di ferro tra Europa e Turchia per quanto riguarda il processo di pace nel Kurdistan turco.