L’aveva detto e l’ha fatto. Il premier della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha dato ordine il 21 marzo di bloccare l’accesso nel Paese a Twitter. Solo il giorno prima aveva minacciato questa azione, dopo che sul social network del cinguettio era stato diffuso il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche che lo coinvolgono negli scandali per corruzione che stanno agitando la Turchia negli ultimi mesi.

Erdogan aveva detto il 20 marzo a Bursa, durante un comizio: “Sopprimeremo Twitter. Non mi interessa quello che potrà dire la comunità internazionale. Vedranno cosi la forza della Turchia“. Un mese fa è entrata in vigore una legge che affida all’autorità per le telecomunicazioni Btk il potere di controllare gli accessi alla rete internet. Sempre un mese fa Erdogan (foto by InfoPhoto) aveva minacciato di voler bloccare anche Facebook e You Tube.

La Turchia è nel pieno di una “tangentopoli” interna. Molte personalità di primo piano dell’apparato che detiene il potere sono coinvolte negli scandali. Erdogan ha rimosso migliaia di poliziotti e centinaia di magistrati, fra cui quelli che guidavano le inchieste sulla corruzione.