Sembra essere ormai sempre più vicina all’approvazione la proposta riguardante la liberalizzazione dei visti dei cittadini della Turchia riguardo alla circolazione nei territori dell’Unione Europea.

La Commissione della UE ha infatti chiesto al Consiglio e al Parlamento europeo di abolire la necessità del visto dalla fine di giugno: i cittadini turchi dovranno solo munirsi di passaporto biometrico (comprendente le impronte digitali), e poi potranno circolare liberamente attraverso gli Stati membri.

Una proposta che è stata accolta con gran favore dal ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, il quale ha affermato che se l’iniziativa dovesse andare in porto si tratterebbe di un passo importante per i rapporti che legano Europa e Turchia: “Oltre a essere un punto di svolta per i viaggi senza visto per i nostri cittadini, questa decisione è una nuova pagina nel processo davanti a noi nelle relazioni con l’Ue“.

Rimangono però da esaudire tutte le richieste – in totale erano 72 – che vengono poste ai Paesi che vogliono aderire al patto di libera circolazione.
Ne mancano infatti ancora 7, tra cui vi sono delle normative in merito al rispetto della privacy, maggiori sforzi nel campo della lotta alla criminalità secondo le direttive dell’Europol, la sottoscrizione di un accordo di cooperazione e la formazione di un’autorità nazionale autonoma.

Particolarmente importanti sono anche le norme anti-terrorismo, da allineare agli standard europei, e un rinnovato impegno contro la corruzione. Vi sono poi due condizioni di ambito burocratico, ovvero l’adozione dei passaporti biometrici e l’attuazione degli accordi di riammissione dei migranti stipulato da Ue e Turchia.

Il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans ha dichiarato per quanti sforzi abbia fatto il Paese “c’è ancora lavoro da fare con urgenza”, ma permane una discreta dose di ottimismo per l’impegno profuso. Allo stesso tempo ci sono forti perplessità da parte di vari Paesi e associazioni per un’eventuale entrata della Turchia in Europa a causa delle persistenti violazioni dei diritti umani e della libertà di stampa, nonché della precarietà dello statuto democratico del Paese.