Il presidente della Turchia aveva affermato ieri di sperare di poterlo revocare prima, entro 40 – 50 giorni, ma nella giornata di oggi Recep Tayyip Erdogan è tornato sui propri passi, affermando che lo stato d’emergenza proclamato a seguito del tentativo di colpo di stato potrebbe essere prolungato oltre i tre mesi canonici.

La Turchia non sembra farsi intimidire da quelli che considera nemici interni ed esterni, e ha dopo la sospensione della convenzione per i diritti umani (paragonata a quanto fatto dalla Francia dopo i primi atti di terrorismo), vengono intensificate anche le richieste di sull’estradizione dell’Iman Fethullah Gulen residente e protetto dagli Stati Uniti, ritenuto il mandante o l’ispiratore del golpe fallito.

Un gesto che esemplifica quanto Ankara stia tenendo in scarsa considerazione la diplomazia internazionale e i rapporti con i suoi alleati, in particolar modo con gli USA, già contraddistinti da un certo sospetto reciproco relativi alla collaborazione nella lotta all’Isis.

Da parte degli Stati Uniti, come confermato da John Kirby, portavoce del Dipartimento di stato, c’è la volontà di contrattare inviando un team in Turchia per aiutare le autorità di Ankara a portare avanti il processo di estradizione. Un’offerta accettata di buon grado dal ministro degli Esteri Cavusoglu, il quale ha parlato di “lotta al terrorismo”, per meglio presentarsi alla commissione che dovrà dare il suo parere finale sull’argomento.

Nel frattempo Erdogan incassa la soddisfazione di una grande manifestazione di sostegno popolare – non si sa quanto spontanea – che ha visto le strade di Istanbul invase da migliaia e migliaia di persone scese a dare il loro supporto al presidente, anche lungo i ponti sul Bosforo, luogo chiave del fallito golpe.

Nel Paese però continuano gli arresti, come per esempio quelli del giornalista e attivista Orhan Kemal Cengiz,e della moglie, la reporter Sibel Hurtas, entrambi noti membri dell’opposizione non parlamentare a Erdogan. Si tratta solamente di uno degli ultimi casi del genere, che ha visto completamente ristrutturati settori come le forze dell’ordine, l’esercito, la burocrazia e tutto l’ambito scolastico e religioso.