Un anno fa la polizia soffocava con estrema durezza le proteste della popolazione in Turchia contro la mancanza di democrazia del governo di Recep Erdogan. Oggi la polizia ha soffocato con estrema durezza le manifestazioni organizzate per ricordare quelle proteste. Nulla è cambiato.

Centro degli scontri, esattamente come un anno fa, piazza Taksim a Istanbul. Erdogan aveva vietato qualunque manifestazione, minacciando l’arresto per chiunque avesse violato tale ordine. Per tenere fede a questa “promessa”, il premier turco ha fatto blindare la piazza: circa 25mila poliziotti e camion muniti d’idranti. Ma il simbolo era più forte degli avvertimenti governativi. La popolazione ha ignorato il diktat e si è riversata in piazza, ad Istanbul come nella capitale Ankara e in altre città. Inevitabile la reazione della polizia: cannoni ad acqua, lacrimogeni, cariche; alcune fonti parlano di circa 100 arresti e almeno una decina di feriti. Anche i giornalisti sono stati presi di mira: si segnala l’arresto di una troupe della Cnn e il ferimento non grave di un fotografo italiano.

Un anno fa scoppiò quella diventata tristemente nota come la rivolta di Gezi Park: si trattava di una protesta di piazza contro l’eliminazione del parco di Istanbul che portava quel nome, abbattuto per fare posto ad un centro commerciale (foto by InfoPhoto). La polizia reagì violentemente alle proteste, che si protrassero per diversi giorni. Morirono otto persone.