In Turchia a Kadikoy, nel distretto di Istanbul, Ankara, Antakya, Antalya e in altre città questa notte si sono registrati violenti scontri tra dimostranti e forze dell’ordine che hanno causato la morte di circa 21 persone e 150 feriti. Questo è la conseguenza delle manifestazioni promosse dal partito curdo (Hdp) in solidarietà con la città di Kobane sotto assedio dei terroristi di Isis e il mancato intervento militare turco sul campo.

La polizia ha utilizzato idranti e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti e in seguito agli scontri le autorità turche hanno imposto il coprifuoco in diverse città a sud del paese, principalmente quelle che confinano con la Siria. I curdi in Turchia sono circa 15 milioni e la loro rabbia nasce dal fatto che il presidente Erdogan non faccia nulla per aiutare i loro fratelli a Kobane assediati dai terroristi di Isis. Le ultime dichiarazioni del presidente turco sono pro intervento solo se questo è anche in chiave anti Assad.

Più di 45mila profughi curdi sono entrati in Turchia nelle ultime 24 ore, ha detto il governo turco.

L’inviato Onu per la Siria, Staffan De Mistura, noto per il caso dei Marò in India, ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché scenda in campo a difesa di Kobane che sta per cadere in mano ai jihadisti: “Il mondo, noi tutti, rimpiangeremo amaramente se (l’Isis) riuscirà ad assumere il controllo di una città che si è difesa con coraggio, ma ora è prossima a non farcela più. Dobbiamo agire ora», ha detto il diplomatico italo-svedese. «La comunità internazionale deve difenderli, non può tollerare che un’altra città cada nelle mani dei jihadisti”.