È una Turchia spaccata in due quella uscita dal referendum che incorona Recep Tayyip Erdogan Presidente del Paese con poteri estesi fino al 2034.

Sul voto, che ha visto prevalere il fronte del “sì” con una vittoria risicata – appena il 51,4% delle preferenze – ora vi sono i sospetti riguardanti 2,5 milioni di schede, che secondo l’Osce – Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa – dovrebbero essere annullate.

Alev Korun, uno dei membri della missione del Consiglio d’Europa, ha rivelato che l’ingente numero di schede potrebbe essere stato manipolato, con il conseguente ribaltamento del risultato finale, confermando quanto affermato dall’opposizione turca che aveva subito parlato di brogli.

Lo scarto finale è stato di 1,25 milioni di voti, ma la Commissione elettorale ha già reso noto e ufficializzato la decisione di considerare valide le schede senza timbro elettorale (questo il motivo del contendere), anche sulla scorta di decisioni simili prese in passato.

L’opposizione turca ha però annunciato battaglia presentendo un ricorso alla Commissione elettorale suprema, e nel frattempo nella serata di ieri centinaia di persone sono scese in piazza nelle grandi città per contestare lo svolgimento delle elezioni, considerate dalla stessa Osce “non all’altezza degli standard del Consiglio d’Europa”.

È proprio nelle metropoli come Ankara, Istanbul e Smirne che Erdogan avrebbe perso la sfida, così come nei territori sudorientali in cui è più forte la minoranza curda, ma che ha potuto contare sul voto all’estero, risultato decisivo.

Il Presidente però ha già incassato il sostegno del suo omologo americano Donald Trump, che lo ha chiamato per fargli le congratulazioni e per concordare una strategia per fermare l’uso di armi chimiche in Siria.

Erdogan ha risposto alle critiche affermando che “la Turchia ha preso la sua decisione con quasi 25 milioni di cittadini che hanno votato sì, e quasi 1,3 milioni di scarto. È facile difendere lo status quo, ma molto più difficile cambiare. Voglio ringraziare ogni nostro cittadino che è andato a votare. È la vittoria di tutta la nazione, compresi i nostri concittadini che vivono all’estero. Questi risultati avvieranno un nuovo processo per il nostro Paese”.