La prima spaccatura all’interno del governo Renzi è netta e riguarda due donne che hanno una differenza d’età accentuata come il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, 33 anni, e Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione che all’anagrafe segna un +20 rispetto alla collega. Madia vorrebbe applicare agli statali il meccanismo della staffetta generazionale con la formula di un funzionario assunto ogni tre dirigenti che vanno in pensione anticipatamente.

”Ci sono troppi dirigenti, troppo anziani, che non ruotano e per i quali si è formata una giungla retributiva che non risponde né a criteri meritocratici né a elementi oggettivi - aveva detto il ministro in un’intervista al Corriere della Sera -. I premi scatteranno solo a fronte di un evidente miglioramento della performance. Ci sono dipendenti pubblici che si trovano tra i vecchi requisiti di pensionamento e i nuovi, ai quali potrebbe essere permesso di andare in pensione uno o due anni prima. Non intendo assolutamente smontare la riforma Fornero ma spero che i sindacati collaborino: favorire lo sblocco del turn over e la stabilizzazione e l’ingresso di giovani dovrebbe essere un obiettivo comune”. 

La risposta della Giannini (foto by InfoPhoto) non si è fatta attendere: “Non amo il collegamento tra chi va a casa e chi entra. Un sistema sano non ha bisogno di mandare via gli anziani per far entrare i giovani. È necessaria un’alternanza costante. Il precariato è una deformazione patologica del principio di flessibilità, che va restituito alla sua fisiologicità. Un governo che crede nella flessibilità e non nella sua patologia deve trovare gli strumenti e lo sta facendo”. 

Peccato che proprio il partito della Giannini, Scelta Civica, pochi mesi fa aveva proposto il pre pensionamento di 100 mila statali in cambio di un piano di assunzioni per gli under 30. I dati parlano chiaro: il blocco del turn over paralizza la Pubblica amministrazione e solo un dipendente su cento ha meno di 29 anni (sono oltre 180 mila gli over 60). Le due ministre affermano che il problema è solo politico e le rispettive date di nascita non c’entrano. Pare difficile pensarla così. Come sottolinea il Corriere della Sera, la questione clou riguarda proprio la staffetta generazionale: con il dramma della disoccupazione giovanile e le difficoltà nel trovare lavoro ci si interroga se non sia giusto redistribuire il lavoro che c’è e, magari, chiedere un passo indietro a chi è prossimo alla pensione.

Secondo l’ex ministro del Lavoro Cesare Damianola staffetta generazionale è figlia della scelta di alzare a 67 anni l’età pensionabile, un brusco innalzamento che deriva l’aumento della disoccupazione giovanile, non dal conservatorismo di sindacati e imprese. Per questo la staffetta servirebbe sia per il settore pubblico sia per quello privato”. L’operazione, vagliata anche dal governo Letta, sarebbe a costo zero per lo Stato visto che con ogni tre pensionati si liberano 24 mila euro l’anno, ossia il costo di un giovane (l’assegno previdenziale è più basso della busta paga) ma i nuovi assunti verserebbero meno contributi rispetto ai più “anziani” e i conti dell’Inps andrebbbero a peggiorare. E vista l’ipotesi poco praticabile nel privato (perchè troppo costosa), c’è il rischio concreto che la staffetta solo per i dipendenti pubblici venga vista come un privilegio. Urge trovare un compromesso sulla questione.

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