L’espressione a tuttora costituisce una locuzione avverbiale di tempo (composta dalla preposizione ‘a’ + l’avverbio ‘tuttora’), utilizzata per indicare il perdurare di un’azione anche nel tempo presente. Sinonimi dell’espressione possono dunque esser considerati “ancora”, “ancor adesso”, “ancor oggi” (es. A tuttora nel castello aleggia lo spirito del cavaliere che vi morì), ma anche “attualmente”, “al momento”, “al presente”, “presentemente”, “sempre”, “oggi” ed “ora”. Contrari sono invece “ieri”, “allora”, “un tempo”, “prima” e “una volta”.

Sebbene spesso oggetto di dubbio, la grafia corretta dell’espressione è “a tuttora”, senza l’utilizzo dell’apostrofo. La forma “tutt’ora” o “a tutt’ora” appartiene infatti all’ italiano antico e, per quanto non si possa considerare errore, è ormai da considerarsi caduta in disuso. Meglio dunque preferirvi la forma univerbata, ovvero trasformata da sintagma a elemento lessicale unico.

Esempi di utilizzo della locuzione sono le frasi:

  • “L’embargo nei confronti di Cuba è a tuttora in vigore”;
  • “Nonostante i progressi della medicina, l’ origine della vitiligine è a tuttora incerta”;
  • “Mio nonno è stato ed è a tuttora un avventuriero”;
  • “La spiegazione fornita da Sara resta a tuttora la più plausibile”;
  • “Le antiche tradizioni restano a tuttora vive nella memoria dei nonni”:
  • Ecc.