Ancora cattive notizie per Uber, il servizio di trasporto automobilistico privato nata a San Francisco. In Corea del Sud è stato infatti incriminato il fondatore e amministratore delegato Travis Kalanick, insieme al capo del partner MK Korea Co.

L’accusa è quella di aver violato una legge locale che vieta ai noleggiatori di auto la fornitura del servizio del trasporto passeggeri.

L’amministrazione di Seoul ha dichiarato che potrebbe bandire l’applicazione e altri simili servizi in quanto non garantirebbero il rispetto delle norme di sicurezza e farebbe concorrenza sleale ai regolari taxi forniti di licenza. La capitale ha addirittura minacciato di offrire circa mille dollari a tutti coloro che forniranno informazioni sui servizi di Uber.

A quanto sembra la pena massima per la violazione della legge in questione sarebbe di due anni di carcere o una multa di 20 milioni di won. Uber, al momento vale 40 miliardi di dollari sul merato internazionale, ha affermato di aver già chiesto un’opinione legale ad agosto, la quale avrebbe confermato il rispetto della legge della sua proposta economica.

Crediamo fermamente che il nostro servizio, che collega guidatori e passeggeri attraverso un’app, non solo sia legale in Corea, ma sia anche particolarmente gradito e supportato dai consumatori. Uber non crede che sia appropriato per le autorità punire i guidatori che stanno solo cercando di guadagnare qualcosa attraverso il suo servizio”, si legge in un comunicato stampa diffuso oggi dai rappresenti coreani della società.

Seoul ha dichiarato di voler lanciare la propria applicazione per smartphone, che utilizzerà però le prestazioni di guidatori di taxi con licenza. La settimana scorsa Uber è stato dichiarato illegale da Taiwan, e analoghi provvedimenti sono in procinto di essere presi in India, Francia, Spagna, Brasile, Olanda, Thailandia, Belgio e Germania.