Nuovi problemi per Uber, questa volta per quanto riguarda i rapporti con la città di Londra: il servizio di trasporto si è infatti visto ritirare la licenza dall’autorità di regolazione dei trasporti londinese.

La decisione diventerà operativa dalla fine del mese, e la società avrà 20 giorni per ricorrere in appello (cosa che ha già dichiarato di voler fare, dato che potrà continuare a operare finché non verrà presa una decisione anche sullo stesso).

La motivazione dietro il ritiro, ha spiegato l’agenzia, riguarda l’assenza dei “requisiti necessari per presentarsi come operatore privato”: nello specifico si tratta di mancanze che potrebbero comportare rischi per la sicurezza.

Sono 40mila gli autisti privati che lavorano a Londra tramite la app di Uber, ma le mancanze rilevate dall’autorità parrebbero gravi: si tratta di mancate segnalazione di reati, e di certificati medici assenti, nonché controlli di routine sul background degli autisti, e infine l’uso di Greyball, software impiegato per nascondere le posizioni reali delle auto ed eludere così i controlli delle autorità.

Il sindaco Sadiq Khan ha diffuso una nota in cui ha ricordato che “tutte le compagnie operanti a Londra devono rispettare le regole e rispondere ai più alti standard, in particolare per quanto riguarda la sicurezza dei clienti”, anche nel caso di Uber.

Nel Regno Unito, oltre alle immancabili proteste dei tassisti, avevano fatto scalpore le mancate denunce di abusi sessuali ai danni dei clienti, nonché per le condizioni lavorative precarie.