Il Gup di Bologna ha pronunciato la sentenza per il caso della donna uccisa e messa nel congelatore. Il corpo di Silvia Caramazza venne ritrovato il 27 giugno 2013, nascosto in un freezer nell’appartamento del capoluogo emiliano dove viveva insieme al compagno Giulio Caria. Egli fu successivamente arrestato in Sardegna, a Berchidda (Olbia), suo luogo d’origine. Al termine del processo a rito abbreviato il giudice ha inflitto a Caria 30 anni di reclusione. La Procura aveva chiesto l’ergastolo. Caria ha 35 anni, la Caramazza ne aveva 39 quando venne uccisa. L’imputazione era quella di omicidio volontario aggravato da stalking.

L’assassinio è giunto al termine di una relazione caratterizzata da una serie di persecuzioni. I medici legali hanno stabilito che l’omicidio risale alla notte tra l’8 e il 9 giugno. La donna è stata colpita violentemente alla fronte. Poi è stata nascosta nel freezer. Le indagini sono partite il 19 giugno, data in cui i parenti di Silvia Caramazza ne hanno denunciato la scomparsa. Si erano allarmati perché da giorni non rispondeva al telefono, e gli sms che arrivavano dal suo cellulare non sembravano scritti da lei. Caria venne contattato dalla polizia più volte, ma aveva fornito versioni lacunose e contraddittorie, delle quali le indagini successive provarono l’inconsistenza.

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