La Corte d’appello di Venezia ha ribaltato la sentenza di primo grado con cui era stato condannato Franco Birolo, l’uomo che nella notte del 25 aprile 2012 uccise il ladro entrato nel suo negozio.

Il tabaccaio di Civè di Correzzola, in provincia di Padova, sparò infatti a uno dei due ladri che si erano introdotto nella sua attività commerciale. L’arma con la quale venne esploso il colpo risultò essere detenuta in modo del tutto legale.

L’uomo era stato condannato con rito abbreviato alla pena di 2 anni e 8 mesi di carcere, e il gup Beatrice Bergamasco era finita nell’occhio del ciclone per aver disposto anche un risarcimento danni di 325mila euro da destinare ai parenti della vittima, il moldavo Igor Ursu.

I giudici della Corte d’appello hanno invece accolto le richieste dell’avvocato difensore Luigino Martellato, assolvendo pienamente il tabaccaio. Nella prima sentenza il gup non aveva nemmeno voluto prendere in considerazione la legittima difesa chiesta dal pm Benedetto Roberti, sostenendo anzi che vi fosse il dubbio che Birolo avesse sparato per uccidere.

All’uomo era imputata l’assenza di “interiorizzazione di illiceità della propria condotta, né della sofferenza impartita ad altri”. Una decisione che provocò una serie di minacce online nei confronti della donna, alla quale dovette essere assegnata una scorta. Il caso di Birolo ricorda da vicino quello di Mario Cattaneo, il ristoratore di Canaletto Lodigiano che con un colpo di fucile ha ucciso il ladro entrato nel  suolocale.