È una vicenda destinata a far discutere quella di Francesco Mazzega, il 36enne che la notte del 31 luglio uccise la fidanzata Nadia Orlando a Palmanova, in provincia di Udine.

Per l’uomo, dopo 57 giorni di carcere presso la casa circondariale di Pordenone, sono stati infatti disposti gli arresti domiciliari. A stabilirlo il Tribunale del riesame, il quale ha specificato che la misura resterà tale in attesa del processo.

Questa mattina Mazzega, che si autoaccusò dello strangolamento della ragazza per motivi di gelosia, è ritornato presso la casa dei genitori a Muzzana del Turgnano, con qualche giorno di ritardo per l’attesa del braccialetto elettronico.

Comprensibile la reazione violenta dei familiari di Nadia, che hanno protestato tramite il proprio avvocato descrivendo il provvedimento come “come un pugno nello stomaco” e affermando quindi in un comunicato stampa di non riuscire a credere come “a distanza di neanche un mese dalla barbara uccisione della loro figlia i giudici potessero concedere all’assassino un simile beneficio. Lo stato d’animo che li pervade in queste ore è quello di rabbia e sgomento. Ma non di rassegnazione”.

Dopo aver ucciso la Orlando, Mazzega aveva guidato per tutta la notte con a fianco il cadavere della ragazza, e quindi si era recato presso il commissariato di Palmanova per costituirsi.

A motivare la sua scarcerazione, nonostante “la pericolosità sociale elevata”, sia la requisizione delle prove, sia la condotta irreprensibile dell’uomo, incensurato, nonché la sua decisione di confessare immediatamente l’omicidio. La Procura di Udine in ogni caso ha già presentato ricorso in Cassazione, notizia accolta con favore in casa Orlando.