Si sono tenuti i funerali di Emanuele, nella chiesa di Tecchiena, una frazione del piccolo centro del Frusinate. Il vescovo, senza mezzi termini, ha parlato di “ferocia disumana, barbara e spettata”: “Però non si può rispondere alla violenza con la violenza, no alla vendetta” ha aggiunto. Diversi gli striscioni per Emanuele, ucciso da un branco inferocito, dopo aver difeso la fidanzata dalle avance di un giovane, forse un albanese. Doveva essere una serata tranquilla, di divertimento e relax con gli amici e, invece, si è trasformata in una tragedia. A difenderlo soltanto un amico, tutti gli altri hanno assistito o – nel peggiore dei casi – hanno partecipato al pestaggio.

Emanuele ucciso da un branco inferocito

“Ringrazio tutti voi per ogni vostra lacrima perché le mie non sarebbero bastate. Dio non ha chiamato Emanuele perché era cattivo, l’ha solo ricevuto dalla cattiveria degli uomini. Dio lo ha accolto” ha detto la madre di Emanuele durante il funerale. E ancora: “Mio figlio era un angioletto, ma che dico, era un caciarone pieno di vita che ci faceva sentire vivi. A nome suo chiedo un applauso a chi è in chiesa e chi è fuori. E’ il nostro grazie insieme alla richiesta di ricordare Emanuele nelle nostre preghiere e di salvare i nostri ragazzi dalle inquietudini”. E, invece, Emanuele è stato ucciso barbaramente.

Emanuele era un “angioletto”

La sorella di Emanuele, invece, ha chiesto che “adesso venga fatta giustizia”: “Chi ti ha portato via deve avere un nome”. “Emanuele è morto da innocente” hanno tuonato i suoi amici.