Sarebbero almeno 10 le vittime dell’esplosione di un bus nella zona sudorientale dell’Ucraina: secondo quanto riferito dalla portavoce dell’amministrazione regionale Ielena Maliutina, il mezzo, che trasportava civili provenienti dalla città di Mariupol attraverso il posto di blocco di Volnovakha, sarebbe stato centrato in pieno da una granata lanciata dai guerriglieri filorussi. Responsabilità respinte fermamente dall’autoproclamata Repubblica di Donetsk: “Nella zona si trova un checkpoint ucraino, ma è fuori dalla portata della nostra artiglieria e non avremmo mai potuto bombardarlo“.

Negli ultimi giorni la tensione tra le forze lealiste ucraine e i ribelli filorussi ha raggiunto nuovamente la soglia di guardia, soprattutto attorno alla delicatissima zona dell’aeroporto di Donetsk, che qualcuno ha definito la “Leningrado ucraina”, al momento ancora in mano al governo ucraino ma minacciato da vicino dai separatisti. Poche ore fa la torre di controllo dell’aeroporto, bombardata ieri dai ribelli, è collassata parzialmente dalla sommità al quarto piano, come confermato da un rappresentante del governo di Kiev. I separatisti hanno quindi lanciato un ultimatum alle forze nazionaliste: sgombrate l’aeroporto o lo raderemo al suolo.

L’esercito nazionale accusa le milizie ribelli di avere raddoppiato negli ultimi giorni i loro attacchi contro l’aeroporto, luogo di scontri incessanti nonostante il cessate il fuoco dello scorso 9 dicembre. Tra due giorni, ad Astana in Kazakistan, avrebbe dovuto tenersi un vertice tra Vladimir Putin e Petro Poroshenko, alla presenza di Angela Merkel e Francois Hollande, con l’obiettivo riprendere i negoziati di pace, ma l’escalation di violenza nel Donbass ha portato alla decisione di cancellare l’incontro.