La situazione diventa sempre peggiore. Non solo i negoziati tra Ucraina, Russia e Unione europea sulla fornitura di gas sono stati sospesi; contemporaneamente i combattimenti tra le forze regolari di Kiev e i ribelli filorussi dell’est diventano ancora più cruenti. Nelle prime ore del 14 giugno un aereo militare da trasporto con truppe e rifornimenti è stato abbattuto. Sono morti 49 soldati. Il velivolo era diretto all’aeroporto di Lugansk, città cuore della rivolta, ormai vera e propria guerra civile.

Sul fronte del gas, nella mattinata del 16 giugno scadrà l’ultimatum intimato dalla Russia: o l’Ucraina paga 1,9 miliardi di dollari a Gazprom (solo parte del debito), oppure interromperà le forniture di metano e le riprenderà solo dietro pagamenti anticipati. Kiev mira alla riduzione del prezzo da 485 a 326 dollari ogni mille metri cubi. Il presidente uscente dell’Ue José Manuel Barroso, sempre più inutile, ha chiesto a Vladimir Putin di non interrompere le trattative. Gli ha fatto rispondere indirettamente dall’amministratore delegato di Gazprom, Aleksej Miller: 385 dollari, è l’ultima offerta.