Circondata, da dodici giorni senza elettricità e acqua corrente, ora bombardata: la città di Lugansk, capitale dell’omonima regione separatista dell’Ucraina orientale, è sul punto di cedere. L’esercito regolare di Kiev ha aperto il fuoco dalle postazioni di artiglieria contro le forze ribelli filorusse. Secondo autorità locali della città bombardata, ci sarebbero molte vittime civili.

Nel Donetsk, altra regione separatista dell’est, negli ultimi tre giorni sono morti 74 civili e 116 sono rimasti feriti, sempre secondo fonti locali. Nell’intera Ucraina invece, secondo quanto riporta l’Onu, i morti dall’inizio del conflitto, cioè da metà aprile, fino al 10 agosto sono 2.086. Ma negli ultimi quindici giorni sono raddoppiati rispetto all’ultimo rapporto, del 26 luglio.

La Russia, colpita da pesanti sanzioni economiche da parte di Stati Uniti e Unione europea, sembra ora cominciare a risentirne. Infatti il presidente Vladimir Putin, parlando a Yalta con i deputati della Crimea (che si è staccata dall’Ucraina dopo un referendum che l’occidente ha rifiutato di riconoscere), ha usato parole più prudenti del solito: “La Russia si deve sviluppare con calma e efficacia, senza isolarsi dal resto del mondo, senza rompere i legami con i propri partner, ma senza permettere a nessuno di comportarsi in modo sprezzante“.

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