Quattro morti e due feriti: è il risultato dell’attacco aereo compiuto il 15 aprile da parte dell’aviazione dell’Ucraina all’aeroporto militare di Kramatorsk, nell’est del Paese, caduto in mano a forze ribelli filo-russe. Si tratta di un altro episodio di quella che è già una guerra civile.

Nel frattempo la Russia non sta a guardare e muove le proprie pedine diplomatiche. Vladimir Putin ha chiesto all’Onu (il cui consiglio di sicurezza si riunisce nella serata del 16 aprile) di condannare le azioni ucraine (foto by InfoPhoto). Di tenore opposto le reazioni americane. Una nota della Casa Bianca specifica che “L’uso della forza non è l’opzione preferibile ma il governo di Kiev doveva rispondere“.

Altro tassello diplomatico è la telefonata, nella tarda serata del 15 aprile, intercorsa fra Putin e Angela Merkel, ormai di fatto portavoce (o leader?) dell’Unione europea. Il 17 aprile a Ginevra s’incontreranno i rappresentanti delle forze in gioco, cioè Russia, Ucraina, Ue e Stati Uniti. Putin ha posto l’accento, come previsto, sulla necessità di assicurare la continuità del flusso di gas russo verso l’Europa. Altra minaccia, nemmeno troppo velata, di chiudere letteralmente i rubinetti.