E’ una vera e propria guerra civile, e non da oggi. Nell’est dell’Ucraina i ribelli filorussi, a cui si aggiungono elementi infiltrati ceceni, stanno combattendo metro dopo metro per sottrarre territorio al Governo. Attualmente le forze regolari hanno ripreso il controllo dell’aeroporto di Donetsk, oltre alle vie d’accesso alla città. Secondo fonti provenienti dai ribelli (foto by InfoPhoto), nella giornata di lunedì 27 maggio ci sarebbero stati ben cento morti.

Un portavoce dell’esercito ucraino, Vladislav Seleznyov, ha diffuso alle agenzie la notizia di un ultimatum lanciato da Kiev ai separatisti di Donetsk: “Resa o morte. Il comando garantisce la sicurezza a coloro che sono disposti a deporre le armi. Chi non si arrenderà sarà invece colpito con armi ad alta precisione“.

Parallelamente ai combattimenti interni, dall’esterno ci si muove attraverso vie diplomatiche. Il Consiglio europeo, riunitosi a Bruxelles, ha chiesto alla Russia di cooperare col nuovo presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha vinto le elezioni di domenica 26. Uno dei principali nodi della questione è il gas, cioè l’enorme debito dell’Ucraina sulle forniture del colosso russo Gazprom. L’azienda energetica che risponde a Mosca ha fatto sapere di essere pronta a ridiscutere i prezzi, a patto che Kiev saldi prima i debiti. L’Ucraina ha detto invece esattamente il contrario.

Intanto Vladimir Putin ha telefonato a Matteo Renzi. Il presidente russo gli ha espresso cordoglio per l’uccisione del fotografo italiano Andrea Rocchelli, avvenuta nei giorni scorsi a Sloviansk. Putin ha aggiunto una richiesta: che le autorità di Kiev fermino le operazioni militari contro i ribelli e che dialoghino con i separatisti.