Tensione alle stelle in Ucraina, dove sono continuate per tutta la notte le violenze nel centro della capitale Kiev (foto by InfoPhoto), scatenate dalla rabbia per le leggi repressive volute dal presidente Yanukovych per porre fine alle proteste che vanno avanti ormai da due mesi. Nella giornata di ieri, centinaia di manifestanti si sono staccati dal corteo principale e si sono diretti verso la sede del Parlamento ucraino, dove hanno preso d’assalto le forze dell’ordine con bastoni, pietre e bombe incendiarie, provocando la reazione della polizia, che ha risposto con un fitto lancio di lacrimogeni e proiettili di gomma e con l’utilizzo dei cannoni ad acqua. Le violenze sono quindi proseguite anche durante le ore notturne, quando i manifestanti hanno appiccato il fuoco a decine di veicoli. Il bilancio della notte di Kiev parla di oltre 200 feriti da ambo le parti, di cui almeno 4 in gravi condizioni, e di 20 persone tratte in arresto.

Questa mattina la situazione si è lievemente calmata e non si sono registrati altri scontri. Lo scenario, tuttavia, resta quello di una città in guerra, con carcasse di furgoni della polizia sventrati dalle molotov lanciate dai manifestanti e centinaia di persone che ancora affollano le strade del centro di Kiev. Questo pomeriggio dovrebbe esserci un incontro tra una commissione istituita da Yanukovych e una rappresentanza dell’opposizione.

Nel frattempo, dopo l’appello di ieri di Washington a far cessare le violenze, anche l’Unione Europea ha fatto sentire la propria voce, affermando che il governo ucraino ha commesso un errore nell’approvare un pacchetto di leggi repressive nel tentativo di bloccare le manifestazioni filo-europeiste: leggi che, secondo il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, rappresentano “il più solido pacchetto di leggi repressive che abbia mai visto approvare da un Parlamento in Europa”.