Tra i palazzi governativi occupati a Kiev e le crescenti violenze di piazza a cui la polizia risponde in modo sempre più deciso, il governo dell’Ucraina sembra aver raggiunto un accordo con le forze ribelli per ritirare le leggi anti-protesta. Il 28 gennaio si riunisce il Parlamento in sessione straordinaria, lo stesso giorno in cui è previsto l’arrivo del commissario europeo alle politiche estere, Caterine Ashton.

Il presidente Viktor Yanukovich ha inoltre concesso l’amnistia ai manifestanti a condizione che vengano sgombrati gli edifici occupati.

Ma una voce contraria si leva dal carcere. E’ quella di Iulia Timoshenko. L’ex primo ministro (foto by InfoPhoto) ha invitato l’opposizione e i rivoltosi a non cedere. Definisce umilianti le condizioni poste da Yanukovich.

La Timoshenko è il nemico numero uno di Yanukovic, e viceversa. E’ stata arrestata nel 2011 con l’accusa di aver firmato un contratto per la fornitura di gas con la russa Gazprom senza aver avuto il consenso del proprio governo.

Il nodo politico che sta portando il Paese alla guerra civile è un accordo di associazione e libero scambio con l’Unione europea, preludio di un possibile ingresso dell’Ucraina nell’Unione stessa. Alla fine di novembre, probabilmente su pressioni da parte della Russia, Yanukovich aveva bloccato l’accordo. Poco dopo sono cominciate le proteste dell’oppisizione, diventate via via sempre più violente.