Il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente dell’Ucraina Petro Porošenko hanno acconsentito all’ingresso degli osservatori dell’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, nelle zone di guerra. A renderlo noto nelle scorse ore è stato il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert. Gli osservatori internazionali si recheranno in Ucraina Orientale, dove infuria da mesi la battaglia tra i separatisti filorussi e l’esercito ucraino. Le modalità del loro ingresso nelle città in cui infuria il conflitto sono allo studio.

Il via libera all’ingresso in Ucraina degli osservatori OSCE arriva dopo settimane di difficili trattative, culminate nell’accordo di Minsk, siglato tra il leader russo e quello ucraino grazie alla mediazione della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese François Hollande.

La tregua siglata a Minsk, in Bielorussia, entrata in vigore nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 2015, è già in bilico. Nella città di Debaltseve, dove è previsto l’arrivo degli osservatori dell’OSCE, nelle scorse ore si sono infatti registrati diversi scontri a fuoco. La crescente tensione ha spinto a rinviare il ritiro delle armi pesanti previsto dall’accordo due giorni dopo l’inizio del cessate il fuoco.

Nella città di Debaltseve gli scontri di fatto non sono mai cessati. Kiev ha denunciato l’uccisione di cinque soldati, mentre le milizie dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk accusano l’esercito ucraino di aver ucciso un civile a Zorinsk. La situazione più critica, però, si registra proprio a Debaltseve. La città, un importante snodo ferroviario, al momento è occupata dall’esercito ucraino, accerchiato dalle forze separatiste. Basterebbe una scintilla a innescare una sanguinosa battaglia.

Gli USA si dicono molto preoccupati dalla nuova escalation di violenza in Ucraina. Combattimenti si registrano infatti anche a Maripol, sul Mar Nero, nonostante l’entrata in vigore del cessate il fuoco. La stessa Germania, determinante nelle trattative di Minsk, nelle scorse ore ha definito la tregua siglata estremamente fragile. Intanto l’Unione Europea cerca di colpire la Russia con nuove sanzioni, per spingerla a disarmare i ribelli, rinunciando alle sue mire espansionistiche in Ucraina. Oggi le autorità UE hanno aggiunto altre 19 persone alla lista nera delle personalità di spicco russe che non possono più viaggiare in Europa.

Le sanzioni, che prevedono anche il congelamento dei beni, hanno colpito tra gli altri Arkadi Bakhin e Anatoli Antonov, vice ministri della Difesa russi. La reazione della Russia alle nuove sanzioni dell’UE non si è fatta attendere. Il Ministero degli Esteri ha definito la decisione dell’Unione Europea assurda. Proprio a Minsk i leader europei avevano infatti deciso di non applicare nuove misure restrittive nei confronti della Russia per non compromettere l’accordo internazionale. La Russia torna a fare la voce grossa, sottolineando che queste sanzioni vanno contro il buon senso e mettono a rischio una risoluzione pacifica del conflitto interno ucraino.