La guerra civile che sta insanguinando l’Ucraina non accenna a fermarsi, nonostante la tregua che dovrebbe prendere il via nella notte del 14 febbraio.

Quasi a non voler perdere tempo in previsione della battuta d’arresto, i cannoni dell’Ucraina non smettono di tuonare, avverando così quella che era stata la profezia di Putin.

Il Presidente russo aveva infatti previsto che in queste ultime ore vi sarebbe stata un’intensificazione del conflitto per controbilanciare gli effetti del cessate il fuoco firmato a Minsk da Germania, Francia, Russia e Ucraina,  che prevede che le armi pesanti vengano poste alla distanza minima di 50 km dalla linea del fronte.

Impossibile stabilire il numero esatto di morti e feriti in Ucraina nelle ultime 24 ore, poiché i dati provenienti dai due schieramenti sono contrastanti e non scevri di accuse reciproche.

I bombardamenti sono ripresi nelle due roccaforti di Lugansk e Donetsk, e in particolare i colpi d’artiglieri dei separatisti russi hanno colpito duramente lo snodo ferroviario di Debaltsevo, come riferito dai combattenti di Kiev.

Stando alle ricostruzioni governative riportate dal portavoce dell’esercito Vladyslav Seleznyov si parla della morte di 8 soldati nel corso della notte, con un numero di feriti che è salito a 34 unità.

I ribelli della Repubblica popolare di Donetsk parlano invece di 7 civili rimasti senza vita a causa dei bombardamenti, mentre secondo un comunicato stampa proveniente da Lugansk altri tre civili avrebbero perso la vita.

Putin ha annunciato di star collaborando con il premier ucraino Poroshenko all’analisi militare della situazione creatasi a Debaltsevo: secondo i separatisti i soldati di Kiev sarebbero stati accerchiati e ne chiedono quindi la resa, mentre le fonti filo-governative negano con decisione.

D’altro canto la Russia ha annunciato di essere solo garante della tregua in Ucraina, e non diretta esecutrice, persistendo sulla linea diplomatica della potenza sovietica che nega ogni coinvolgimento attivo nel conflitto.