La Commissione Ue ancora una volta ha da ridire sull’Italia. Mentre le acque sembravano essersi calmate, dopo la polemica che era nata tra Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi degli scorsi giorni, adesso arrivano nuove dichiarazioni che potrebbero riaccendere le tensioni tra il nostro paese e il resto dell’Unione.

Il nuovo avvertimento proveniente dalla Commissione Ue riguarda il debito pubblico italiano, che continua a rimanere troppo alto. Dal rapporto sulla sostenibilità dei conti pubblici appena reso noto, la buona notizia per il governo Renzi è che “nel complesso, non sembrano esserci rischi a breve termine di stress di bilancio”.

Il rapporto Ue avverte però che “la quota di non performing loans nel settore bancario potrebbe rappresentare una fonte importante di rischi di passività a breve termine”. Le preoccupazioni principali emergono sul debito pubblico, che in Italia dovrebbe aver raggiunto il suo vertice nel corso del 2015 al 133% del Pil, mentre dovrebbe diminuire nel 2017 al 130%.

Un calo che non fa comunque diminuire l’allarme nel medio termine. Il rapporto Ue precisa che: “Sulla base dell’analisi della sostenibilità del debito i rischi per l’Italia sono alti nel medio termine a causa dell’elevato debito pubblico al 2026 e dell’alta sensibilità a possibili shock alla crescita nominale e dei tassi di interesse”.

La Commissione Ue tiene a precisare che il debito pubblico rappresenta la “principale fonte di vulnerabilità dell’economia italiana”, poiché “limita la capacità del Paese nel rispondere agli shock economici e lo lascia esposto al rialzo dei tassi d’interesse dei titoli di Stato, mentre la capacità di incrementare gli investimenti pubblici è limitata dal conto degli interessi, al 4,3% del Pil nel 2015”.

Parole più positive arrivano dalla Commissione Ue, presieduta dal discusso Jean-Claude Juncker, per quanto riguarda gli sforzi sostenuti dai pensionati italiani negli ultimi anni e che saranno ulteriormente richiesti. Nel rapporto si legge infatti che: “Non ci sembrano essere rischi di sostenibilità” riguardanti i conti pubblici “nel lungo periodo, supponendo la piena attuazione delle riforme pensionistiche adottate in passato e a condizione del mantenimento della bilancia strutturale primaria al livello previsto dalla Commissione per il 2017 (2,5% del Pil) ben oltre quell’anno”.