“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. Il Premier Matteo Renzi cita alcuni dei versi più famosi della Divina Commedia di Dante Alighieri nel suo discorso conclusivo al Parlamento europeo. Oggi, infatti, si è chiuso il semestre italiano di presidenza del consiglio UE che ora passa alla Lettonia. Renzi ha citato il sommo poeta per invocare un’Europa libera dalla demagogia della paura. Secondo il presidente uscente del Consiglio UE, infatti, all’Europa si pensa spesso esclusivamente come a una fonte di austerità e rigore eccessivo ma l’Unione è e dev’essere qualcosa in più dei “compiti a casa” e dei conti in regola, dev’essere terra di crescita, opportunità e integrazione.

Renzi ha affermato che l’Italia ha fatto un buon lavoro ma che il percorso è ancora tutto in salita anche a causa di una cattiva impostazione delle precedenti politiche comunitarie:

“Il mondo vuole più Europa ma la percezione è stata di un’Europa centrata sull’economia, sui vincoli sui parametri e sull’austerità. Oggi possiamo dire che questo atteggiamento è stato un errore e il cambiamento impresso dalla Commissione Juncker andava immaginato negli ultimi sei anni e non negli ultimi sei mesi. O l’Europa cambia marcia sull’economia, oppure noi diventiamo il fanalino di coda di un mondo che cambia rapidamente”.

Il Premier sostiene che l’Italia è pronta a fare la sua parte e a credere nella flessibilità, la stessa che ha permesso la ripresa in Germania, benché l’economia italiana stia vivendo un momento di grave incertezza, dominato dalla paura del futuro e dal terrore scatenato dalle politiche comunitarie improntate all’austerity. Renzi ha poi ricordato il recente attentato a Charlie Hebdo e la mobilitazione dell’Europa, unita contro il fronte del terrorismo:

“Ho visto in piazza a Parigi uomini e donne che non si rassegnavano alla paura, che testimoniavano che l’Europa è più forte degli attentati. Certo che c’è il nemico, ma non è la religione. Il nostro rischio è che la paura ci possa bloccare. Ma alzare muri non è la soluzione”.

Beppe Grillo, presente in tribuna per ascoltare il discorso conclusivo di Renzi, si è mostrato critico sui risultati ottenuti durante il semestre italiano:

“Sono qui per sentire il nulla che parla. In questi sei mesi il debito pubblico italiano è aumentato di 74 miliardi, un semestre fantastico”.

Duro anche il commento del segretario della Lega Nord Matteo Salvini:

“È stato il nulla. Qui a Strasburgo parla Renzi e l’aula è deserta. Non gli credono più nemmeno i suoi amici”.

Renzi ha ricordato a Salvini le sue numerose assenze in aula, consolandosi con le parole di apprezzamento del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, con cui pure si era scontrato nei mesi scorsi:

“La presidenza italiana ha fatto un buon lavoro, è stata all’altezza, e spero che il governo italiano si ricordi delle sue ispirazioni nobili e che il suo popolo resti europeista anche ora che il semestre è finito”.

Frutto del lavoro italiano è l’istituzione del Fondo europeo per gli investimenti strategici, che dovrebbe essere approvato domani. Il piano Juncker prevede lo stanziamento di 315 miliardi di euro. Tra i risultati più importanti conseguiti da Renzi figura anche l’elaborazione di nuove linee guida sui criteri di interpretazione del Patto di Stabilità. Importante anche la nomina di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza e la sostituzione del programma Mare Nostrum con il programma Triton per regolare i flussi migratori nel Mediterraneo.

Per quanto riguarda il settore finanziario, il semestre italiano ha visto l’abolizione del segreto bancario e un accordo sull’antiriciclaggio. Introdotta una clausola anti abusi per la doppia non imposizione fiscale, una norma voluta per prevenire l’evasione fiscale aggressiva operata da molte multinazionali.

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, l’Europa ha finalmente riconosciuto il diritto al divieto della coltivazione di OGM dei singoli Paesi. Nulla di fatto, invece, per un accordo chiave per il settore commerciale: l’obbligo di indicare sull’etichetta l’origine dei prodotti non alimentari fabbricati nei Paesi terzi con la dicitura Made In.