Tra i titoli più attesi dell’anno, in libreria in questi giorni “Numero zero”, il nuovo romanzo di Umberto Eco, edito dalla Casa Editrice Bompiani. A cinque anni da “Il cimitero di Praga”, il settimo romanzo, nonché  quarantatreesimo libro di Eco, torna dunque su di un argomento che da sempre lo appassiona: quello del falso e della menzogna. “Non lo nego, ma mio padre mi ha abituato a non prendere le notizie per oro colato. I giornali mentono, gli storici mentono, la televisione oggi mente” e anche “la scienza mente” dice uno dei protagonisti della storia, ambientata nella Milano del 1992, subito dopo lo scandalo di Tangentopoli. E’ così che tra le pagine si delinea il lato più oscuro dell’Italia del XX secolo: un racconto che, attraverso le vicende dei personaggi, ricostruisce gli episodi più vergognosi e gli intrighi più subdoli della storia della seconda Repubblica.

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven.

Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l’incubo sia finito. Una vicenda amara e grottesca che si svolge in Europa dalla fine della guerra ai giorni nostri.

Scrittore di super best seller, con “Il nome della rosa” Eco ha venduto oltre 30 milioni di copie nel mondo, di cui 7 in Italia. I suoi libri sono oggi tradotti in oltre 46 lingue.