Antonio Tagliata, il fidanzatino killer di Ancona, ha raccontato al magistrato di aver sparato perché lei lo aveva incitato a premere il grilletto: “Spara, spara e io ho sparato…”. La sua fidanzatina da una versione completamente diversa: “Io non l’ho fermato perché sono rimasta impietrita. E poi, dopo che aveva sparato sui miei genitori, l’ho seguito soltanto perché avevo paura“.

La versione di Antonio Tagliata si fa sempre più debole per diverse ragioni. Si è presentato a quello che secondo il suo racconto avrebbe dovuto essere solo un incontro chiarificatore con un pesante munizionamento – due caricatori, un terzo inserito, più altri proiettili in un contenitore per un totale di 86 pallottole – e una pistola dalla matricola abrasa. E poi nella sua camera è stato ritrovato un foglio in cui aveva scritto “Confesso l’omicidio di Fabio Giacconi e Roberta Pierini” ed in precedenza erano state trovate alcune lettere inviate al padre, alla madre ed ai fratelli in cui si scusava per quello che avrebbe fatto – questi ultimi scritti erano state interpretate dai familiari come l’intenzione di suicidarsi e per questo si erano rivolti ai carabinieri.

Il ragazzo, difeso dall’avv. Luca Bartolini, anche dopo il ritrovamente del biglietto con cui si autoaccusa ha continuato a difendere la sua versione dei fatti: lui non voleva uccidere i Giacconi, e avrebbe lasciato una confessione scritta per proteggere il padre, che ha un passato di pesanti guai con la giustizia, da eventuali indagini.

Secondo alcuni fonti di stampa, il padre di lei, Fabio Giacconi, 49 anni, maresciallo dell’Aereonautica, sarebbe ormai in uno stato di coma irreversebile. Il bollettino degli Ospedali Riuniti parla di condizioni “stabili nella loro gravità“. L’uomo è “in coma, sedato farmacologicamente” e “sono comparse problematiche di carattere generale che compromettono ulteriormente la prognosi a breve termine. La prognosi resta riservata“.

Cosa resta da dire ancora? I fidanzatini di Ancona sono ancora in stato di fermo con le stesse accuse – ovvero omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo d’arma da fuoco. Gli zii di lei si sono resi disponibili a farle da tutori. Come spiega l’avvocato Marco Pacchiarotti “credono e sperano che abbia raccontato la verità e, nonostante la gravità dei fatti, pensano che debba essere protetta“.