Una piramide di ghiaccio nel “deserto”. Un mini-ghiacciaio artificiale formato da 150mila litri di acqua, pensato per aiutare l’assetato villaggio di Phyan, sull’Himalaya indiano, che combatte da anni contro la siccità dovuta prevalentemente ai cambiamenti climatici. L’ambizioso progetto è stato finanziato con 125mila dollari di donazioni, raccolte tramite il sito web di crowdfunding Indiegogo.

Se tutto filerà per il verso giusto, l’esperimento condotto dall’ingegnere Sonam Wangchuk sarà il primo di una lunga serie. L’idea è quella di arrivare infatti ad una novantina di “coni” per irrorare le campagne della zona, attualmente aride. Questo primo e affascinante ghiacciaio artificiale, alto circa 15 metri, è stato creato sfruttando semplicemente il freddo dell’inverno himalayano, che ha congelato l’acqua contenuta nel suo ”scheletro” in argilla.

Il sistema ideato da Wangchuk consente insomma d’immagazzinare acqua senza dover necessariamente costruire dighe o serbatoi. Acqua che verrà rilasciata a poco a poco dalle tubature della struttura, durante i mesi più caldi dell’anno. Sulla pagina di Indiegogo l’ingegnere racconta i risultati ottenuti in questo senso dal primissimo prototipo, alto solo 6 metri. “Lo scorso anno” spiega Wangchuck, “tutto il ghiaccio sul territorio indiano di Phyan si è sciolto entro la metà di marzo, mentre il nostro mini-ghiacciaio è durato fino al 18 maggio. Cioè all’inizio dell’estate”.

L’idea di formare coni di ghiaccio che crescono verticalmente verso l’alto consente di esporre al sole una superficie molto più piccola, rispetto ad una distesa di ghiaccio piana, a parità di acqua in gioco. Nello specifico, lo studioso spiega che “una piramide ghiacciata di 40 m di altezza e 20 m di raggio, composta da circa sedici milioni di litri di acqua, si scoglie 4-5 volte più lentamente di una lastra di ghiaccio completamente esposta al sole, realizzata con lo stessa quantità di liquido”.

Per i locali, che vivono quasi esclusivamente di agricoltura e sono costretti a scalare le montagne per andare a prendere l’acqua, l’arrivo della piramide di ghiaccio rappresenta un vero e proprio miracolo. Per questo motivo qualcuno ha subito ribattezzato “stupa” la struttura, in onore all’omonimo monumento buddista dalla forma altrettanto piramidale.