50 milioni. Tanti sono i minori che nel 2015 hanno lasciato la propria casa e la propria patria per imbarcarsi in un viaggio della speranza cercando di lasciarsi alle spalle guerre, povertà e discriminazioni. Lo afferma il più recente rapporto dell’Unicef, pubblicato ieri, intorno al tema dei bambini rifugiati e migranti.

Di questi 50 milioni 28 sono stati costretti a spostarsi per sfuggire a conflitti bellici: circa 10 sono riusciti ad arrivare all’estero, mentre altri 18 si troverebbero ancora nel loro Paese. La cifra raggiunge il totale se si aggiungono anche i migranti minorenni la cui condizione deriva eminentemente da problemi economici.

Ma l’aspetto ancora più inquietante è che i minorenni rappresentano la metà dei rifugiati che hanno chiesto asilo durante l’anno appena trascorso: 78 sono stati i Paesi che hanno ricevuto tali domande.

Il rapporto è stato realizzato in vista dell’incontro dell’Onu sulle migrazioni, che si terrà il 19 settembre: lo scopo è quello di sensibilizzare i rappresentanti che vi parteciperanno al tema, affinché sia considerata “prioritaria l’accoglienza dei minori, in quanto particolarmente vulnerabili alla violenza e allo sfruttamento”.

Il destino di questi bambini, lontani dalle loro casa e spesso anche dai loro genitori, è infatti molto spesso predeterminato: impossibilitati a ricevere un’istruzione e ad imparare un lavoro, è facile che finiscano preda del sottobosco criminale.

Solo due i Paesi di provenienza che arrivano a coprire quasi la metà dei piccoli profughi: si tratta di Siria e Afghanistan, dai quali provengono il 45% dei minorenni rifugiati. E la situazione purtroppo sembra aggravarsi, dato che il numero dei minori non accompagnati è arrivato ad aumentare del triplo tra il 2014 e il 2015.