I cantanti Laura Pausini, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti e Jovanotti, il ballerino Roberto Bolle, il neo direttore di Rai 3 Daria Bignardi e il regista Paolo Virzì. Sono solo alcuni dei circa 400 nomi appartenenti al mondo dello spettacolo e della cultura italiani che hanno firmato una petizione per far approvare la legge sulle unioni civili.

Il Ddl Cirinnà sta scatenando varie reazioni e dividendo parecchio, il mondo della politica, così come la società, come dimostrano il Family Day di qualche settimana fa e il flashmob arcobaleno di ieri in piazza Duomo a Milano. All’appello non poteva certo mancare anche l’ambiente dello spettacolo. Dopo i nastri tricolore in favore delle unioni civili esibiti da un grande numero di artisti e gruppi all’ultimo Festival di Sanremo, adesso è arrivata anche una petizione.

Sul sito change.org è stata pubblicata una lettera aperta in cui le personalità dello spettacolo italiano si esprimono in favore della legge sulle unioni civili. Nell’appello, firmato dall’artista e scrittore Sebastiano Mauri e accompagnato da circa 400 firme di artisti, scrittori, cantanti, registi e altri rappresentanti della cultura nostrana, si dice che questa è “l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali”.

Nella lettera pro unioni civili si legge inoltre: “È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato. Siamo fuori tempo massimo, come hanno chiaramente indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani. La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanzia, sceglie di ignorare i bambini italiani che oggi crescono privati dei loro diritti. Se comparata alle leggi vigenti nei Paesi a noi vicini e affini, questa legge, oltre ad arrivare ultima in Europa occidentale, garantisce il minimo dei diritti alle persone LGBT. Un minimo oltre il quale non si può sconfinare, perché significherebbe approvare una legge di facciata o peggio lesiva, rimandando al mittente il riconoscimento di legittimità di milioni d’italiani e delle loro famiglie”.

Sebastiano Mauri nella sua lettera in favore della legge sulle unioni civili scrive poi: “Accorgersi di un’ingiustizia e correggerla a metà, significa perpetuarla. È insufficiente non essere razzisti, omofobi o sessisti, è necessario essere operosi nella lotta contro il razzismo, l’omofobia o il sessismo, combatterli ovunque si celino, soprattutto attraverso gli strumenti legislativi in mano al Parlamento. Un Paese dove tutti i cittadini, di là dal genere, razza, o orientamento sessuale, godono di pari opportunità, è un Paese più ricco, produttivo e felice. Il prezzo dell’esclusione lo paga la società intera. Abbiamo oggi l’occasione di fare la Storia, chiediamo pertanto la celere approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza, permettendo all’Italia di unirsi al resto d’Europa e di sempre più Paesi del mondo nel riconoscimento di diritti fondamentali a tutti i suoi cittadini”.