È polemica sul numero di unioni civili celebrate negli ultimi otto mesi in Italia: sarebbero state “solo” 2.802 con un record negativo al Sud Italia. “Esistono questioni di metodo e di merito che rendono questa analisi, dal nostro punto di vista, estremamente superficiale e perciò piuttosto infelice” ha precisato il segretario nazionale di Arcigay. È assai prematuro, di fatto, fare un bilancio della legge Cirinnà: bisognerebbe attendere ancora un po’, almeno fino a quando le unioni civili entreranno una volta per tutte nella nostra cultura, nella nostra mentalità, nelle nostre abitudini “socialmente accettate”. Finalmente il nostro Paese ha fatto un passo avanti, allineandosi con i paesi europei.

Unioni civili come conquista di civiltà

Un diritto, una grande conquista di civiltà che non può essere di certo spiegata con dei numeri provvisori che, seppur molto bassi, non consentono di bollare come un flop una legge che ha ridato dignità a migliaia di coppie omosessuali. “Dal nostro punto di vista è comunque un successo. Questo vuol dire che seimila persone omosessuali, in otto mesi, hanno raggiunto felicità e stabilità conquistando un diritto che aspettavano da decenni” è il commento del presidente nazionale dell’Arcigay. Unioni civili che comportano diritti e doveri ma che, al momento, non consento l’adozione di minori, la cosiddetta “stepchild adotion”. “I diritti non si contano, si difendono, si impongono e si affermano. Non importa che siano 2 persone o 5.000, sono due persone che si amano di fronte alla comunità. Si contano i voti, non i diritti” è il commento dell’ex Premier Matteo Renzi.

Unioni civili, pesa il no alle adozioni

La decisione del Governo, nel caso specifico quello italiano, di approvare una legge sulle unioni civili è anzitutto il segno di un Paese civile che decide di non emarginare, di non lasciare sole le coppie omosessuali, facendoli sentire sempre di più cittadini dello Stato in cui vivono. “La verità è che il nostro Paese, fino ad un anno fa, non riconosceva alcun diritto alle coppie dello stesso stesso, e quindi le unioni civili erano pari a 0. Se ad oggi ne sono state celebrate qualche migliaio come si fa a parlare di frenata? Rispetto a cosa?” ha scritto la deputata Monica Cirinnà.