Si avvicina sempre più il momento della definitiva approvazione delle unioni civili: in attesa della votazione alla Camera che prenderà il via nella giornata di domani, il governo di Matteo Renzi ha annunciato oggi che chiederà la fiducia sulla questione.

A presentare la richiesta, tutt’altro che inaspettata ma anzi da molti pronosticata, è stata Maria Elena Boschi, ministro dei rapporti con il Parlamento.

Altrettanto prevedibile è stata la dura reazione della maggior parte dell’opposizione, in primis da parte della Lega Nord, che non ha gradito l’applauso partito al momento dell’annuncio della Boschi: “Siete dei servi della gleba che per essere ricandidati fate di tutto. Vergognatevi“, ha esclamato il capogruppo Massimiliano Fedriga, che ha poi parlato di rischi per la democrazia parlamentare.

Un parere condiviso anche dai membri del Movimento 5 Stelle, che contesta l’arroganza del governo Renzi: “Il Parlamento è per il Governo uno zerbino su cui pulire i piedi. I parlamentari dovrebbero rispondere ai cittadini e non ubbidire a un capo padrone abituato a calpestare quest’aula”, ha affermato Alfonso Bonafede.

Delusione manifesta anche per Forza Italia, che ha lasciato che fosse Antonio Palmieri a esprimere il disappunto per una decisione che dovrebbe eliminare qualsiasi dubbio sul risultato finale della votazione: “Su questo ddl era stata promessa libertà di coscienza. La libertà se l’è presa, la coscienza speriamo che si mostri nel voto“.

La chiamata all’appello per le votazioni è prevista per le 14 di domani, mentre intorno alle 12.30 si terranno le dichiarazioni di voto. Ma non tutti in casa Pd sono soddisfatti di come sono andati le cose con il ddl sulle unioni civili, che qualcuno ritiene un tradimento all’iniziale progetto il cui principio di uguaglianza è stato violato, come ha affermato Michael Marzano, che ha promesso di lasciare il partito una volta votato a favore.

Nel frattempo hanno fatto discutere le dichiarazioni di Alfio Marchini, candidato sindaco di Roma, che ha detto di rispettare l’idea delle unioni civili ma di non voler celebrare unioni gay nel caso in cui venga eletto.