Dopo l’approvazione definitiva delle unioni civili, con tanto di festeggiamenti in pompa magna a Roma e la Fontana di Trevi e il Colosseo illuminati con i colori dell’arcobaleno, ecco arrivare le prime dichiarazioni di coloro che in questi mesi si sono spesi contro la legge.

Il primo a scagliarsi apertamente contro le unioni civili è Matteo Salvini, il quale ha invitato i primi cittadini eletti nelle liste della Lega Nord a boicottare il provvedimento, definito sbaglio perché “anticamera delle adozioni gay”, come ha spiegato all’Ansa.

I sindaci della Lega si sono però divisi sull’argomento, e tra i tanti che si sono detti d’accordo con Salvini c’è stato anche chi si è slegato dal boicottaggio proposto. Tra questi il sindaco di Varese Attilio Fontana, che per quanto consideri la fiducia posta dal governo “uno spregio alla democrazia e alla Costituzione” ha anche ammesso che, per quanto possa avere ragione Salvini, “ci sono normative che devono essere rispettate. Bisogna che i sindaci sappiano che violando la legge commettono abusi di cui potranno essere responsabili. Poi ognuno, a seconda del coraggio o della forza che ha nel contestare questa decisione, deciderà“.

Un atteggiamento condiviso anche da Gianluca Buonanno di Borgosesia, che ha annunciato di voler prima leggere nello specifico la legge sulle unioni civili e poi confrontarsi con i cittadini a riguardo: “ Devo fare il sindaco di tutti, e se poi nella legge ci sono cose, come pare, che portano in un’altra direzione ne parlerò con il mio segretario. Io ho fatto un registro delle unioni civili nel mio Comune come gesto per dire che ero favorevole al fatto che alcuni diritti è giusto che ci siano, come la pensione o che non si verifichino situazioni paradossali se uno dei due ha problemi di salute. Diritti che ritengo fondamentali, ma sono invece fermamente contrario se nella legge ci sono presupposti che portano alle adozioni o ai matrimoni tra persone dello stesso sesso“.

Nei giorni scorsi aveva fatto molto discutere l'analoga affermazione di Alfio Marchini, candidato sindaco a Roma, che aveva detto di rispettare il riconoscimento dei diritti civili, ma di non voler ufficiare le unioni in prima persona.

A lui e a tutti gli altri primi cittadini dubbiosi ha risposto il ministro Maria Elena Boschi, ieri in prima fila nei festeggiamenti: “Ogni sindaco è chiamato ad applicare la legge, se il Parlamento decide di approvare la legge sulle unioni civili, mi auguro che i sindaci, primi cittadini, diano il buon esempio e rispettino la legge.”

E intanto varie correnti dell'opposizione in area centrodestra hanno già fatto sapere di voler proporre un referendum abrogativo. // ]]>