Tutto è partito con l’apertura ad Angelino Alfano ed al Nuovo centrodestra che Matteo Renzi ha fatto ieri l’Assemblea del Pd. Probabilmente qualcosa bolliva in pentola già prima visto che sembra sia già pronta la bozza di un maxiemendamento sul quale il governo Renzi molto probabilmente porrà la fiducia. Con questo provvedimento si intende riproporre quasi interamente il testo del ddl Cirinnà con lo stralcio dell’ultima parte dell’articolo 3 e l’intero articolo 5 – quelli che fanno riferimento alla stepchild adoption, l’adozione del figlio naturale del partner dell’altra parte di una coppia omosessuale.

La decisione finale verrà presa solo domani dall’assemblea dei senatori del Pd, che si riunirà domani alle 13 – e a cui parteciperà lo stesso premier Matteo Renzi. Il provvedimento dovrebbe passare in senato tra il 25 febbraio ed il primo marzo – ci vorrà poi un passaggio alla Camera per arrivare al via libera finale. Secondo il senatore Andrea Marcucci – quello che aveva ideato il supercanguro bocciato dal M5S – “il maxi-emendamento è la strada più sicura per approvare le unioni civili. Il Pd non vuole correre il rischio di un iter lungo che potrebbe essere nuovamente condizionato dai cambi di passo del M5S. Il testo del governo deve recepire l’impianto previsto dal ddl Cirinnà“.

Angelino Alfano, durante un’intervista rilasciata a La Telefonata su Canale 5, ha spiegato che: “Se ci dovesse essere con il premier un accordo su un emendamento che riscriva il testo di legge sulle Unioni civili con l’eliminazione delle adozioni e dell’equiparazione al matrimonio, si potrebbe votare con la fiducia, ma io credo che un testo così si possa votare con il consenso di altri settori del Parlamento, andando oltre la maggioranza di governo: credo che ampi settori di Forza Italia voterebbero una legge così“. Il suo punto di vista sembra coincidere con quello del premier, secondo il quale: ”Occorre arrivare a 161. Occorre trovarne altri 49 o 50. Di conseguenza serve l’accordo di qualcun altro e non basta un solo partito“. Un ultima cosa: il Movimento LGBT dice no al voto di fiducia e spera ancora in un accordo politico fra Pd, M5s e Sel, e per questo ha annunciato un incontro sia con il direttorio dei cinquestelle che con Sel.