Prosegue la girandola politica intorno al disegno di legge delle unioni civili che sta trovando opposizioni anche dure all’interno dello stesso partito che se n’è fatto promotore – il Pd.

Si è da poco concluso il dialogo tra Maria Elena Boschi e Angelino Alfano, il quale ha dichiarato di non voler considerare il voto (che probabilmente slitterà alla fine dell’anno se non all’inizio del 2016) come un banco di prova per il sostegno del Ncd e governo Renzi.

Il Ministro per le Riforme, ospite a L’Arena di Rai Uno, ha confermato che sarà difficile ottenere la necessaria maggioranza facendo affidamento sul solo voto del Pd, indicando nelle adozioni delle coppie omogenitoriali il punto della discordia tra le diverse parti in campo: “Sulla stepchild adoption ci sono opinioni diverse e trasversali. Il Pd probabilmente lascerà libertà di coscienza su questo tema. Non ci saranno rotture del governo e di maggioranza, è possibile trovare un accordo“.

Una libertà di coscienza sul voto alle unioni civili, la proposta Cirinnà, che probabilmente aprirà – solo per necessità – a un’ipotesi di convergenza tra Pd e Movimento 5 Stelle, il quale ha fatto sapere di essere disposto a considerare il proprio appoggio, nonostante le delusioni provocate in passato dagli eccessivi tentennamenti dei democratici.

A chiedere un aiuto è infatti Debora Serracchiani, che cerca il dialogo per fare approvare il disegno di legge: “Chiediamo il voto anche a M5s se vogliono finalmente fare qualcosa. La condivisione e la discussione devono portare alle decisioni, e questa responsabilità deve essere riconosciuta. Abbiamo introdotto il divorzio breve, stiamo provando a fare le unioni civili con quel compromesso che non è neanche il mio: l’idea del mio partito è legata al testo della Cirinnà, e lo condivido e lo condividerò, quindi dobbiamo farlo, dobbiamo approvarlo“.

Gianluca Castaldi, capogruppo M5S al Senato, ha ricordato di aver già chiesto una discussione, ormai rimandata ma in ogni caso si dice possibilista sull’accordo: “È il Pd che non vuole, quindi le loro sono chiacchiere. Noi siamo per i diritti, siamo per le unioni civili. Quindi ci troveremo nelle condizioni di fare il bene delle persone che aspettano da 20-30 anni. Il dialogo si apre con le persone perbene e serie, noi dialoghi con il Pd non ne facciamo, ma sui temi sì. Però per dialogare, dall’altra parte deve esserci una persona onesta e seria e in questo caso non c’è“.

Dalla Cei – la Conferenza Episcopale Italiana – arrivano le parole di Nunzio Galantino, intervistato da Lucia Annunziata nel suo programma televisivo. Il segretario generale conferma le preoccupazioni della Chiesa per una legge che metterebbe a repentaglio l’istituto della famiglia: “Il problema della famiglia fatta di padre, madre e figli, che può assicurare continuità e futuro alla società non è un problema della Chiesa. È una realtà che riguarda soprattutto la società. Io come credente e come cittadino, gradirei che si mettesse in atto quello che l’articolo 29 della Costituzione dice a proposito della famiglia. Chiedo che la politica non sia strabica. Non si può pensare a un governo che sta investendo tantissime energie per queste forme di unioni particolari e di fatto sta mettendo all’angolo la famiglia tradizionale che deve essere un pilastro della società“.

Ai microfoni del Tg5 è stato invece consegnato il discorso mediatore di Matteo Renzi, interlocutore implicito di tutti gli attori politici in campo, che prudentemente non si è voluto sbilanciare sul destino delle unioni civili: “Faremo di tutto per approvare la legge con buon senso e dialogo. So che è un terreno ricco di divisioni, ma ora è il momento di non alzare muri ideologici ma in cui ciascuno ascolti le ragioni dell’altro”.